Messina e Torino bocciati, tifosi in rivolta

I siciliani bloccano i traghetti. Respinte pure Perugia e Salernitana. Decreto Salvacalcio «spalmato» su 5 anni

Alberto Ghiacci

Non vi erano più dubbi sul fatto che quest’anno la musica fosse cambiata. Tolleranza zero: chi non è in regola paga. E così la giustizia sportiva ha fatto il suo corso; tutte le bocciature stabilite dal Consiglio federale sono state confermate.
Ieri, la Camera di conciliazione del Coni ha respinto i ricorsi di Messina, Torino, Perugia e Salernitana. Niente serie A dunque per Messina e Torino, mentre Perugia e Salernitana non potranno iscriversi al torneo cadetto. Inoltre: sono stati respinti tutti i ricorsi del Napoli (contro sei società) per l’ammissione alla B, e rigettate le richieste di Benevento, Gela, Torres e Spal (C1), Imolese e Rosetana (C2). Unica eccezione, l’accoglimento del ricorso della Fermana: potrà iscriversi in C1. Il campionario di colpe va da bilanci sballati a fideiussioni mancanti, da contenziosi irrisolti con l’erario a debiti verso i dipendenti. L’ultima ancora di salvezza per questi club, è adesso rappresentata dai due gradi di giustizia amministrativa, Tar e Consiglio di Stato. Ma i tempi sono brevissimi, praticamente dieci giorni.
Il ciclone era nell’aria. Ieri è stato il presidente del Messina Pietro Franza, dapprima incredulo poi amareggiato e battagliero, ad accendere la miccia. «Non riesco a immaginare una nostra esclusione dalla A. Siamo comunque pronti a rivolgerci al Tar dove troveremo giudici veri e non arbitri». Franza ha proseguito attaccando il Bologna, club che prenderebbe il posto del Messina nella massima serie, e il suo presidente Giuseppe Gazzoni: «Le pressioni del Bologna, mediatiche e di lobby, sono state enormi. Renderò noti i bilanci di altre società, a partire proprio dal Bologna per dimostrare 35 milioni di plusvalenze fittizie e il loro vero stato patrimoniale, che è pietoso». Primo pomeriggio, clima rovente, in tutti i sensi. Per i club in questione, pur essendo arrivata l’ennesima bocciatura, non sembra ancora finita. Tutti sono impegnati con i vari legali a preparare i ricorsi per cambiare il verdetto sportivo. Forse pensano di aver presentato «motivazioni giuridiche difficili da far accettare alla giustizia sportiva, ma che potranno magari trovare accoglienza in ambito amministrativo», ha detto Alessandro Gaucci, presidente del Perugia. «Sono sereno e fiducioso. Abbiamo ragione e ce la prenderemo» è quanto dichiarato dal numero uno della Salernitana, Aniello Aliberti. Anche a Torino sembra regnare la fiducia. «Non molliamo. Siamo convinti di farcela, magari anche all’ultimo ma ce la faremo. Del resto non è cambiato nulla, tutto è come prima» dichiarano patron e presidente granata, Franco Cimminelli e Attilio Romero.
Per le squadre indebitate, però, da ieri non tutto è come prima. Il governo ha abrogato il cosiddetto decreto salva-calcio. Non sarà più possibile spalmare gli oneri pluriennali su 10 anni, ma solo per una durata inferiore, non ancora specificata. Si torna all’ammortamento classico.
Ma se regna la fiducia nelle sedi societarie, come sempre in queste storie sono i tifosi a rimetterci. E spesso a passare all’azione. Ieri a Messina un migliaio di sostenitori giallorossi ha bloccato gli ingressi agli imbarcaderi di alcuni traghetti privati. A Torino c’è il rischio di un boicottaggio dell’Olimpiade. Paura e ansia i sentimenti più diffusi tra le tifoserie. Sconcertate e in attesa di sapere se nella prossima stagione, in città, si giocherà ancora un campionato. E di quale serie.