Messina, generale per vocazione volato a Mosca per cambiare vita

Ogni volta che pensiamo ad Ettore Messina, generale per meriti sportivi dell'Armata Rossa che a fine settimana difenderà il suo titolo europeo ad Atene, ci viene in mente un ristorante dentro lo stadio Lenin che divenne rifugio per giornalisti sfiniti durante le olimpiadi moscovite del 1980. Un salone enorme dove la prima sera, quando eravamo in pochi, ci accolsero con gli inchini, ma che alla fine divenne meta per troppa gente e ci congedarono fra gli insulti. Con Ettore il nostro Tancredi nato in Sicilia, svezzato a Mestre, diventato uomo ed allenatore a Bologna nella alma mater virtussina, le cose sono andate un po’ così. Nel 1989 divenne allenatore capo, lui assistente ad Udine, dopo lo svezzamento con Reyer e Mestre, che per il lungimirante avvocato Porelli, era stato il primo allenatore ingaggiato, con uno stipendio da serie A, per occuparsi del settore giovanile. In pochi credevano ai suoi inchini, al suo successo, ma poi il tempo disse si era meritato fortuna, stima, la responsabilità di guidare l'armata bianconera, amata e odiata proprio come succedeva a questo quasi quarantottenne nato in settembre, nel giorno della verità, quella che lui sapeva di dover incontrare sulla sua strada, uomo curioso, influente, accusatorio. Come in quel ristorante dopo gli inchini fu battaglia.
Quando giocava il suo primo maestro, Tonino Zorzi, dopo avergli visto sbagliare due tiri liberi in un derby giovanile a Mestre, gli ordinò di lasciare il campo per diventare insegnante. Non ci pensò tanto e cominciò a vincere con i giovani, fino al grande passo verso Bologna. Tancredi aveva nel sangue il fuoco, amava la tragedia, ma anche la perfezione, cambiando uomini che sembravano ribelli, ma poi divennero campioni straordinari come Danilovic e quel Manu Ginobili che non lo ringrazierà mai abbastanza per le lacrime che gli fece versare mentre cambiava pelle, modo di giocare, senza soffocare il suo talento che poi abbiamo ammirato quando ha vinto anche i titoli Nba con San Antonio.
Messina generale per vocazione, uno convinto che la gioia della vita non consiste nel semplice essere, ma soltanto nel continuo divenire e quando si parla di un allenatore europeo che potrebbe andare a guidare una squadra nel campionato più ricco del mondo, quello americano, si pensa a lui, lo pensano anche quei critici statunitensi che sicuramente lo tratterebbero come hanno fatto in molti qui da noi, cercando di scoprirne le debolezze fino a sfinirsi, porgendo poi le scuse con un bell'inchino.
Ha vinto tanto, a Bologna, a Treviso, poi a Mosca. Si trova sulla strada, in semifinale venerdì, Sergio Scariolo con Malaga, amico, ma così diverso. Una strada comune, ma soltanto 7 partite contro e quella di Atene sarà l'8° confronto con Messina avanti di uno, crudele quando lo stritolò con la Virtus facendogli perdere il regno del Real Madrid nella stagione 2001-2002. Il generale ha sperimentato tutto, un padre soffocante che gli illuminava la vita come Porelli, maestro quando doveva dirigere le Vu nere che con lui vinsero la prima coppa continentale, conquistarono scudetti e grandi slam aggiungendo al tricolore la coppa dei campioni e quella d'Italia, paziente Virgilio nella sua prima sfortunata esperienza con una Nazionale che poi conquistò l'argento nell'europeo in Spagna, un presidente invidioso come Madrigali che portò a fondo la Virtus pur di danneggiarlo scatenando la rivolta popolare, poi le acque dolci e rigeneratrici di Treviso dal 2002 al 2005 dove vinse scudetto, il quarto della carriera e coppa Italia, fino al grande salto lontano da un mondo dove l'avversario è soltanto un bersaglio da insultare. Scelse Mosca, la Russia, mentre cambiava vita, compagna, perfezionando le idee che nell'esistenza non esistono strade in piano, ma soltanto discese e salite. Titolo russo, coppa dei campioni con il Cska l'anno scorso dopo un digiuno che durava dal 1971. Al centro dei giochi per una volta ancora, lui che tre coppe le ha già vinte, maestro della scuola italiana, non favorito questa volta perché ad aspettare tutti c'è il Panathinaikos padrone di casa di veleno Obradovic che lui sostituì alle terme di Treviso.