Messina, Novi e il sogno di una Genova migliore

(...) giornalista galantuomo - con l’unico rischio che qualcuno dei suoi ogni tanto lascia andare la frizione su un certo scandalismo - elevò a dignità di scandalo vero, contro ogni norma garantista.
Giovanni Novi può essere stato un ottimo o un pessimo presidente dell’Autorità Portuale. Certamente può aver fatto errori e li ha fatti. Ma, detto questo, credo che nemmeno il suo peggior nemico possa pensare che si sia messo un centesimo in tasca. E lui, nelle dichiarazioni spontanee in aula dell’altro giorno, ci ha tenuto a dirlo: «Ho lavorato 45 anni nel mondo dello shipping e non ho mai avuto problemi con la giustizia, perchè non ho fatto nulla contro la legge. Poi, sono arrivato alla guida dell’Autorità Portuale più importante del Mediterraneo e dopo tre settimane avrei iniziato a delinquere e lo avrei fatto per quattro anni». E ancora: «Io mi rivolgo a questa Corte per chiedere come, pur non avendo avuto alcun interesse privato nella gestione, io possa avere fatto tutto quello che mi viene contestato». Per chi non lo ricordasse, si trattava di una sfilza di reati che non vennero contestati nemmeno a Bilancia, Minghella e Delfino messi insieme, come se Novi fosse il male assoluto di Genova. Reati che il primo grado di giudizio ha smontato uno ad uno, salvo una piccola eccezione. Ma il valore di Novi emerge anche dal fatto che - pur ribadendo la sua totale innocenza - l’ex presidente del Porto ci ha tenuto a precisare: «Posso aver fatto errori, ma sono errori miei, non dei miei coimputati». Parole alte e nobili, anche a favore di altri imprenditori a denominazione di origine controllata come Aldo Grimaldi, un altro che Genova dovrebbe omaggiare e non processare, per la sua storia imprenditoriale e per le sue intuizioni. Ma proprio qui sta il problema: non è che essere imprenditori veri diventa un reato? Insomma, tanto di cappello a Novi, che si è dimostrato una persona vera anche in questa circostanza. Prendendo su di sè le colpe, anzichè giocare a scaricarle, come fanno molti. Come dire?, un Uomo.
Ma - e qui sta il punto - penso che sia uno così, uno vero, anche Ignazio Messina. E se i due se lo dicessero e si parlassero sul serio - quasi come metafora di tutti gli altri - avremmo una Genova migliore, come penso che possa essere. Poi, magari, è utopia. Ma mi piacerebbe averli entrambi davanti, per fare sapere a tutti e due quanto è amico il loro nemico. Perchè, ribadisco, Giovanni e Ignazio non sono persone comuni e non sono così diversi come credono. Tutt’altro.
Magari vaneggio, ma lasciatemi sognare. Sarebbe bello parlarsi davanti a una tavola. Se volete, pago io.