Messina, ospedali pieni: ecco il calvario di Mirko, morto a soli quattro anni

Il piccolo Mirko viene investito da un’auto. Trasportato al "Piemonte"
gli riscontrano una grave ferita alla testa, ma la Rianimazione è piena.
Lo stesso avviene al "Papardo". Così si decide di trasferirlo a
Catania

Messina - È morto a quattro anni «vagando» tra un ospedale e l’altro perché in nessuno si trovava un posto.

Finisce così, in tragedia, l’ennesima storia di malasanità all’italiana.
Vittima Mirko, un piccolo romeno, investito da un’auto nel pieno centro di Messina. Una fatalità, il classico incidente dove è difficile attribuire colpe. Il bimbo che si trovava con la madre e il padre, all’improvviso, è sfuggito al loro controllo traversato l’incrocio tra via S.Cecilia e via Natoli. Qui, proprio in quell’attimo stava passando una Renault Twingo guidata da una donna. Dopo l’impatto le condizioni del piccolo non sembravano particolarmente gravi, anche se presentava una vasta ferita alla testa. Prima tappa del suo calvario l’ospedale Piemonte. Qui è stato sottoposto a una radiografia che evidenziava però alcune preoccupanti interne. Dunque la decisione di trasferirlo al Papardo ma visto che in nessuno dei tre ospedali messinesi si trovava un letto libero è stato deciso il trasferimento in elisoccorso nell’ospedale Cannizzaro di Catania. Una corsa contro il tempo inutile. Quando l’eliambulanza è atterrata nel nosocomio etneo, il cuore di Mirko aveva già smesso di battere.

Dall’unità operativa del «Piemonte», ora fanno sapere che «già da tre giorni avevano il reparto pieno e non poteva ospitare il bambino». Lo stesso ribadiscono dal Policlinico e dal Papardo i medici della Rianimazione. Al Policlinico erano occupati tutti e tredici i posti, mentre al Papardo i medici di guardia affermano che «erano pieni tutti gli otto posti della Rianimazione previsti e che lo sono tutt’ora».
Ora indagano due Procure, quella di Messina e quella di Catania. A quanto pare già ostacolandosi a vicenda. Il pm Franco Chillemi ha infatti indagato la persona forse meno colpevole, ovvero Giuseppa La Rocca, la cinquantaquattrenne che ha travolto il piccolo. Lei si è trovata all’improvviso quel bimbo davanti, un’ostacolo inatteso, quasi impossibile evitare l’impatto. Nel frattempo il suo collega catanese, città nella quale Mirko ha smesso di respirare, ha disposto solo l’ispezione cadaverica e non l’autopsia. Questo probabilmente perché il magistrato ipotizza che il piccino sia giunto in ospedale in condizioni gravissime e ormai per lui non si potesse fare più nulla.
«Siamo molto dispiaciuti», prova a giustificarsi Armando Caruso, direttore generale degli ospedali Papardo e Piemonte di Messina. «Noi stiamo attivando tutte le procedure e stiamo acquistando gli strumenti sanitari necessari per ampliare entro un mese a otto i posti riservati in Rianimazione al Piemonte che attualmente sono tre e ampliare così l’offerta sanitaria».

La famiglia romena della giovanissima vittima era giunta da qualche tempo a Messina dal proprio paese stabilendosi in un campo abusivo sorto a Maregrosso, all’altezza di via Santa Cecilia. E come la maggior parte dei romeni che vivono nel campo nomadi tiravano avanti chiedendo l’ elemosina.