Messner: «Una vetta difficile e pericolosa»

Simone Moro: «Ho provato a scalarla in due occasioni. Durante il primo tentativo, ho perso due miei compagni»

da Milano

«Se le notizie arrivate dall'Himalaya sono vere, si tratta della più grande tragedia della storia dell'alpinismo»: è il primo commento di Reinhold Messner alle informazioni sulle vittime della spedizione francese sull'Annapurna. «L'Annapurna - ha detto Messner - è una montagna non difficile da scalare, il versante nord è quello più pericoloso. Però è una zona in cui, se arriva un'ondata di maltempo, può nevicare moltissimo, con valanghe che non lasciano scampo. È la zona in cui è morto nei mesi scorsi il nostro scalatore altoatesino Christian Kuntner».
«Per dare una valutazione più precisa - ha concluso Messner - sarebbe necessario avere informazioni più dettagliate. Sapere ad esempio in che zona esatta è avvenuta la disgrazia e sapere a che quota si trovava la spedizione. Certo è che questo periodo dell'anno è l'ultimo utile per fare spedizioni di questo tipo sull'Annapurna e sull'Himalaya perché poi fa troppo freddo».
«Non mi piace definire l'Annapurna come montagna killer, perché certamente Dio non l'ha creata per uccidere gli uomini. Ma sicuramente si tratta di una cima particolarmente pericolosa, per affrontare la quale le cautele non sono mai sufficienti». L'alpinista bergamasco Simone Moro, che ha al suo attivo una vasta esperienza di scalate degli Ottomila, apprende con stupore e commozione la notizia della tragedia consumatasi sulla montagna del Nepal. «Purtroppo - dice Moro - è un'esperienza che ho vissuto da vicino. La prima volta che ho dato l'assalto all'Annapurna siamo partiti in tre, io e due compagni del Kazakistan. Sono, purtroppo, ritornato da solo. Nel 2004, quando ci ho riprovato, sono arrivato a 91 metri dalla vetta. È la dimostrazione della straordinaria difficoltà di imprese simili. Del resto, l'Annapurna è, statisticamente, la vetta meno salita di tutti gli Ottomila e, soprattutto, con un bilancio con molti alpinisti morti».