Messori: «Grazie Ferrara, ma...»

L’autore di «Ipotesi su Gesù» riflette su una battaglia cristiana che dura da decenni ma viene a galla solo se si ammanta di laicità

I media cattolici sono stati presi in contropiede dalla proposta di moratoria sull’aborto di Giuliano Ferrara? Vittorio Messori, autore di best seller e intervistatore di Papi, in Emporio cattolico, il suo ultimo libro, definisce «il giornalismo cattolico, per sua origine e natura, di opinione», aggiungendo che se «proprio l’opinione si intiepidisce... anche i media che la veicolano diventano irrilevanti».
Perché Ferrara è riuscito a innescare un dibattito sull’aborto?
«Mi pare evidente. Mentre i cattolici leggono la stampa cattolica e quella laica - il cattolico è il vero libero pensatore e il vero intellettuale globale - i laici leggono solo quella laica. Ferrara è riuscito a sdoganare una battaglia, a portarla fuori dal ghetto dei mass media cattolici. I quali negli ultimi anni vivono una crisi, talvolta determinata da un venir meno della chiarezza del messaggio. Ma non tutta la stampa cattolica è tiepida: le stesse cose dette da Ferrara, scritte per decenni su giornali e settimanali, non hanno sfondato, non hanno provocato alcuna reazione. Purtroppo la prospettiva cattolica non riesce a bucare la coltre sotto cui l’ha circoscritta la cultura laica».
Colpiscono le lettere di sostegno alla moratoria che giungono ai giornali. C’è forse un popolo che non si sente rappresentato?
«Sì, credo ci sia un popolo cattolico che non si sente rappresentato e che si è identificato con la proposta di Ferrara. E di questo sono contento. Ma ripeto: di lettere e di testimonianze simili ne ho lette molte in questi anni sulla stampa cattolica, senza che nessuno le degnasse di uno sguardo».
Come giudica la proposta di Ferrara?
«Voglio dire innanzitutto che gli sono grato. Come insegna San Tommaso, qualunque cosa buona sia detta e chiunque sia chi la dice, viene dallo Spirito Santo. Quindi, ben vengano i Ferrara che dicono cose come questa. Ho anche qualche perplessità. Innanzitutto, sono poco portato a confidare negli intellettuali, a causa della loro instabilità. A Torino avevo conosciuto Ferrara comunista, poi l’ho visto craxiano, quindi berlusconiano, ora alla corte di Benedetto XVI. Mi auguro ovviamente che questo sia il suo approdo finale. Ho ben presente, inoltre, la storia dell’Actión Français di Charles Maurras e il suo ateismo devoto, che propugnava l’unione fra trono e altare e ha finito per essere condannato dal Papa. Già vent’anni fa, nel mio libro Scommessa sulla morte, parlavo di una triade inseparabile, composta da divorzio, aborto, eutanasia. Sostenevo e sostengo che quella triade non è rifiutabile sul piano della mera razionalità, mentre lo è sempre e comunque in un’ottica di fede».
Scusi, ma la novità del dibattito attuale non sta proprio nel fatto che laici non credenti s’interrogano su questi argomenti mettendo in dubbio certe «conquiste»? Come la mettiamo con la morale naturale?
«Io sono stato discepolo di Norberto Bobbio, il quale diceva: “Ricordino signori che la morale cosiddetta laica non è ragionevole”. Non è ragionevole perché manca del chiodo alla parete a cui può essere appesa. Nessuno è in grado di dare una risposta ragionevole alla domanda: “Perché fare il bene e non il male se facendo il male me ne viene un vantaggio e non sarò punito?”. Trovo inutile appellarsi alla coscienza, che è una realtà cristiana. Qual è la “coscienza” dell’indigeno antropofago? Perché Gesù è venuto sulla terra se fosse bastato un intellettuale per indicarci l’etica da seguire? Perché il Vangelo non sia svuotato dobbiamo pur segnalare dei comportamenti che ci sono richiesti proprio dal Vangelo. Se la ragione bastasse per stabilire l’etica, a che pro la rivelazione cristiana? Non sarebbe superflua? Non sarebbe bastato un Socrate qualsiasi?».
Non è che in lei c’è un po’ di invidia per il fatto che un laico come Ferrara sia riuscito a provocare un dibattito simile?
«No, nessuna invidia. Ho detto che sono grato a Ferrara per ciò che ha fatto. Io mi sono occupato poco dei temi legati all’etica e alla morale. Ho lavorato invece sulla fede, sulla storicità dei Vangeli, sull’annuncio. Su quel chiodo, senza il quale neanche la morale può stare in piedi...».