Messori minacciato di morte perché difende un’abbazia

nostro inviato a Lonato

La prima notizia: Vittorio Messori, lo scrittore cattolico autore di bestseller venduti in tutto il mondo, l’intervistatore di due Papi, da un anno e mezzo è minacciato di morte. Lettere anonime, telefonate nel cuore della notte, «avvertimenti» sempre più espliciti, i vetri dell’auto mandati in frantumi più volte, con annesso biglietto per rendere chiaro il messaggio. La seconda notizia: dietro queste azioni di stampo mafioso - ne sono convinti gli inquirenti, che lo hanno invitato a non sottovalutare le minacce - non c’è la mano di qualche tardivo discepolo dei demolitori della storicità dei vangeli uscito di senno, che non ha perdonato a Messori le poderose e documentatissime opere apologetiche sul cristianesimo vendute come il pane ad anni di distanza dalla loro pubblicazione. C’è, invece qualche occulto comitato d’affari che non gli perdona di essersi impegnato per la salvaguardia dell’abbazia medievale di Maguzzano e dei terreni circostanti, nel Comune di Lonato. Un piccolo spicchio di verde, l’unico scampato dallo scempio della cementificazione, nel basso Garda.
Lo scrittore cattolico, che condivide questa battaglia con altri concittadini, tra i quali il cantautore Roberto Vecchioni, non è mai stato un ambientalista o un ecologista e ha sempre rifuggito il «politicamente corretto». «Ma non posso sopportare - confida al Giornale - vedere prati, boschi e ruscelli trasformati in capannoni o in residenze conigliera per villeggianti che trascorrono qui due settimane all’anno. Come direbbe Talleyrand: è più che un crimine, è un errore. Perché il buon senso vuole che si preservi questo “capitale” proprio per il turismo».
Messori si schermisce, non vorrebbe parlare delle minacce ricevute. «Non voglio fare l’eroe, ci ho riso sopra...», ma alla fine conferma: «Dopo essermi impegnato per far sì che i terreni che circondano l’abbazia e che costituivano l’antico Comune monastico di Maguzzano, non si trasformassero in aree da speculazione edilizia, in questa zona in cui il prezzo delle case è tra i più cari d’Italia, e dopo aver fornito al sovrintendente di Brescia una relazione storica basata sui documenti d’archivio, sono stato preso di mira. Mi sono esposto con interviste e dichiarazioni pubbliche, a nome del comitato che abbiamo formato per difendere Maguzzano. Così - spiega lo scrittore - hanno cominciato a scrivermi... ».
Tra le decine di lettere che inondano quotidianamente la sua cassetta postale, Messori ha ritrovato anche missive anonime, fatte ritagliando i titoli dei giornali. Prima l’invito a farsi i fatti suoi, a non interessarsi dei terreni di Maguzzano. Poi minacce sempre più pesanti, comprese quelle di morte. «Già due volte - aggiunge - hanno spaccato i vetri della mia macchina parcheggiata fuori dall’abbazia e, tanto perché fosse chiaro che non si trattava di una ragazzata né del solito tentativo di furto, mi hanno lasciato un biglietto dentro l’auto».
Per mesi lo scrittore ha taciuto. Poi, quando ha informato il comitato a cui partecipa, la notizia è stata segnalata dal Giornale di Brescia. «La mattina stessa mi ha chiamato il questore, sono venuti qui gli uomini della Digos, mi hanno vivamente consigliato di far denuncia e soprattutto di non prendere sottogamba le minacce. È stata investita della cosa anche la Direzione antimafia». Sì, perché la situazione nel Garda agiscono mafie nostrane e d’importazione. E la trasformazione di terreni agricoli in edificabili ne farebbe schizzare il prezzo alle stelle. Messori prossimamente sotto scorta? «Per carità! Proprio di no. L’unica scorta alla quale sono abituato è quella dell’angelo custode».