Mestre, inaugurato il "Passante"

La nuova tangenziale fa parte della legge Obiettivo 2001: <strong><a href="/a.pic1?ID=327296">32,5 km costati meno di un miliardo e realizzati in 4 anni</a></strong>. E il premier rilancia: &quot;Troveremo 125 miliardi per modernizzare l'Italia&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/" target="_blank"><strong>Grandi opere: yes, we can. Dì la tua
</strong></a>

nostro inviato a Mogliano Veneto (Treviso)

Trentadue chilometri di asfalto a sei corsie costruiti in quattro anni e due mesi. «Rispettati i tempi previsti e le spese programmate», come ha sottolineato Silvio Berlusconi: un miliardo di euro. Una quantità di acciaio, 100mila tonnellate, «corrispondente alla lamiera di una grande nave da crociera», ha aggiunto il governatore veneto Giancarlo Galan; e una montagna di calcestruzzo, un milione di metri cubi, «pari a un grattacielo di 200 piani». Eppure questa nuova autostrada che allontana da Venezia traffico e inquinamento non si vede, è quasi tutta scavata in trincea.

I numeri del Passante di Mestre inaugurato ieri mattina hanno del miracoloso. Davanti ai rappresentanti del Nordest convocati a Mogliano, nella zona in cui la nuova arteria stradale incrocia l’autostrada Mestre-Belluno, Galan sottolinea la laboriosità veneta, la capacità dei progettisti e di maestranze multietniche, gli sforzi degli amministratori locali, la pazienza dei cittadini e l’impegno dei presidenti del consiglio che si sono succeduti nel tempo: «Solo quelli, però, che hanno per davvero favorito la realizzazione di quest’opera».

Prima di tagliare il nastro benedetto dal patriarca Angelo Scola, stringere le mani ai primi automobilisti in transito sulla nuova autostrada e indossare un caschetto bianco per congratularsi con tecnici e operai, Berlusconi dice che il Passante è «un’opera paradigmatica, un esempio di ciò di cui l’Italia ha bisogno e che dobbiamo fare per colmare il disavanzo infrastrutturale. Lo stanziamento di 16 miliardi e 600 milioni di euro è solo la prima tranche dei 125 miliardi di euro che troveremo per realizzare le cento Grandi opere e per dare sicurezza ai cittadini». Il prossimo passo sulla strada della modernizzazione sarà il ponte sullo Stretto di Messina, «una delle grandi realizzazioni epocali a cui siamo stati impegnati a lavorare».

Quello delle infrastrutture è «uno dei deficit che abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto», dice Berlusconi, e che rallenta lo sviluppo del Paese. Il premier traccia un elenco dettagliato, accompagnato dai correttivi introdotti dal suo governo. «Il frutto della politica del consenso è stato un debito pubblico superiore al Pil. Per questo abbiamo cambiato i meccanismi per approvare la legge finanziaria, di durata triennale, uscita dalle Camere così com’era entrata per mettere in sicurezza i conti pubblici».

Altra «deficienza» è quella energetica: «Dobbiamo importarla dall’estero e pagarla il 30 per cento in più degli altri cittadini europei». Due le strade intraprese: diversificare gli approvvigionamenti per evitare i black-out (Berlusconi ha ricordato che proprio al largo della riviera veneta è in costruzione il rigassificatore che fornirà il 10 per cento del fabbisogno di metano) e imboccare la via del nucleare «sicurissimo».

La burocrazia pletorica e i costi eccessivi della pubblica amministrazione saranno ridotti dalla «digitalizzazione centrale e periferica»: «Ed è ancora un veneto, Renato Brunetta, che con passione ed entusiasmo si dedica al compito di eliminare le code, i disagi e le perdite di tempo per gli italiani». Per combattere l’evasione fiscale («l’economia in nero sarebbe il 20-22 per cento del Pil») viene introdotto il federalismo fiscale che impegna direttamente i comuni ad accertare i redditi: «Molti furbi saranno dissuasi».

Infine la giustizia, «un sistema impossibile» al quale bisogna restituire certezza. «Abbiamo già varato la riforma del processo civile, che sarà snellito con la digitalizzazione delle cancellerie e dei fascicoli. Abbiamo presentato in consiglio dei ministri anche la riforma del processo penale; la separazione degli ordini professionali tra giudici e “avvocati dell’accusa”, che avranno non solo carriere ma concorsi e addirittura uffici distinti, è una cosa che ci sta nel cuore, soprattutto per chi ne ha fatto la prova». Il passo successivo sarà la legge sulle intercettazioni: «Siamo i cittadini più spiati del mondo. In una democrazia non può succedere che ogni italiano debba temere di essere ascoltato e di vedere i suoi colloqui sbattuti in prima pagina sui giornali».