«Metà del mio stipendio alle donne picchiate»

Sulla targhetta dell’ingresso c’è scritto Svd. La sigla sta per sportello violenza domestica. È il nuovo servizio di ascolto istituito alla clinica Mangiagalli. Una struttura pensata non soltanto per le donne vittime di abusi in famiglia, ma anche per i minori. Lo sportello intende garantire un’offerta attiva, ovvero - spiega la responsabile del soccorso violenza sessuale dell’ospedale, Alessandra Kustermann - «un aiuto concreto alle donne. Attraverso il lavoro di infermieri e medici che siano in grado di capire ciò che le vittime hanno subito prima che siano esse stesse a raccontarlo. Proprio per questo il personale del pronto soccorso ha seguito un apposito corso di formazione».
La struttura arriva dodici anni dopo l’inaugurazione del Soccorso violenza sessuale. È diventata realtà grazie alla collaborazione del Comune, che partecipa all’iniziativa con 65mila euro, e dello stesso sindaco Letizia Moratti che ogni mese devolverà il 40 per cento del suo compenso. La cifra sarà equamente ripartita fra il nuovo sportello e il Soccorso violenza sessuale. «Siamo di fronte a una vera e propria emergenza - afferma il primo cittadino -. Gli ultimi dati dimostrano che il 70 per cento delle violenze avviene in ambito familiare, mentre solo il sette per cento degli stupri è commesso da sconosciuti. Il problema è difficile da capire perché le vittime hanno paura, non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche psicologico. Entrano in un tunnel tragico dal quale è molto duro riemergere».
Nella maggior parte dei casi questi reati restano impuniti. «Solo l’uno per cento delle violenze sessuali viene perseguito - conferma la Moratti -. Per questo spero possa essere approvato presto il disegno di legge in materia che ancora giace in Parlamento e che ho contribuito, insieme con il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, a redigere». La norma prevede il processo per direttissima nei casi di violenze compiute da estranei, l’istituzione della fattispecie di reato per gli abusi compiuti in famiglia e la possibilità che, su richiesta delle vittime, il Comune si costituisca parte civile nel processo.
Lo sportello - il numero è 02.550.385.85 - sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16. Impegnerà sette operatrici fra assistenti sociali e psicologhe. Durante il pomeriggio e nei giorni festivi interverrà un servizio di consulenza telefonica per le emergenze. Al progetto partecipano numerose associazioni: Casa per donne maltrattate, cooperativa Cerchi d’acqua onlus, Caritas Ambrosiana, Telefono donna e Svs DonnaAiutaDonna. «La novità di questa iniziativa - conclude l’assessore comunale ai Servizi sociali Mariolina Moioli - è che il Comune offrirà ospitalità alle donne, anche se non hanno figli. Abbiamo in programma una serie di alloggi provvisori perché molte di queste persone subiscono vere e proprie persecuzioni all’interno delle proprie famiglie».
Infine, è previsto uno speciale corso di formazione e sensibilizzazione per le forze dell’ordine. In particolare volanti dei carabinieri e operatori di 112 e 113.