«La metà di quegli aiuti è falsa E lavorano solo gli immigrati»

Un ex sindacalista denuncia: «Qui in Meridione i soldi vanno a casalinghe, artigiani, pescatori. Chi sta in campagna non ha nulla»

da Reggio Calabria

I fari della Seicento alle 5 e mezza del mattino illuminano le sagome ferme ai crocicchi delle strade, sulla piana di Gioia Tauro. «Li guardi, ci vede un italiano o un'italiana?» chiede l’ex sindacalista che guida. No: sono sudamericani, cingalesi, indiani, nordafricani. Fantasmi che non riceveranno mai la «disoccupazione agricola», e neanche la pensione. E se qualcuno sparisce perché dà fastidio, nessuno se ne accorge. Scene identiche anche sulla statale Jonica. Chi ci accompagna è un ex sindacalista uscito qualche tempo fa dalla Cisl: «Non si tratta neanche di non essere d’accordo con la “linea”, è che a un certo punto non si può neanche più parlare di attività sindacale...» dice. Siamo qui per rispondere a una domanda: come mai qui dove c'è il profluvio di «disoccupati» agricoli e falsi sussidi di maternità, è anche il regno del nuovo schiavismo?
«Da queste parti diciamo: chi non va nei campi ha tutto, sussidio di disoccupazione, malattia, eccetera; chi invece nei campi ci va davvero non ha niente» riassume con una battuta il nostro accompagnatore: «Dal 50% al 60% dei sussidi di disoccupazione che arrivano dall'Inps sono falsi» stima: «Vanno a pescatori, casalinghe, artigiani».
Ma attenzione: pochi di questi soldi finiscono realmente nelle loro tasche. «L'80 e anche il 90% va “rimborsato” alle aziende, piccole imprese con 15-20 addetti, che dichiarano che Tizio ha lavorato le 51, le 101 o le 151 giornate nel corso dell'anno». In cambio di cosa? «Loro, i “disoccupati”, avranno la pensione in futuro. E in più possono intascare le altre “prestazioni” cui le giornate di lavoro dichiarate danno diritto: cioè l'indennità di malattia, il premio di maternità, l’assegno di sostegno alla famiglia e così via. Anche su queste pagano, ma le percentuali sono inferiori».
La cosa dovrebbe finire nei manuali di antropologia come esempio di un sistema illegale e sostanzialmente mafioso diventato un pezzo dell’economia alla luce del sole. Metterci mano, vorrebbe dire mettere mano ad esempio anche alle tessere sindacali: «Dopo i pensionati, dentro i sindacati le più numerose sono le categorie della terra, e le più ricche» dice il nostro Virgilio. «Su questo traffico di falsi disoccupati si sono costruite e si costruiscono fior fiore di carriere politiche e cospicue fortune economiche».
Ma tra le ombre ferme agli incroci della piana di Gioia Tauro, i fari della sua Seicento illuminano anche la follia di un sistema che travasa risorse pubbliche nelle casse delle organizzazioni criminali. Oltre ai miliardi di euro sborsati per false disoccupazioni e maternità, sul conto sono da mettere le migliaia di pensioni che l'Inps pagherà.