La metamorfosi di Massa: l’erede di Schumi ora sembra Barrichello

Era il pupillo del campione del mondo, ma in Ferrari Raikkonen lo ha già scavalcato. Lui sbaglia e poi dice: &quot;Ho visto il team un po’ triste&quot;. <a href="/a.pic1?ID=250384" target="_blank"><strong>&quot;Io, pilota sfortunato, non ne farei un caso&quot;</strong></a>/ di <em>Andrea de Adamich</em>

nostro inviato a Sepang

Purtroppo il processo di Barrichellizzazione di Felipe Massa potrebbe essere alle porte. Purtroppo perché il giovane brasiliano, in comune con il mitico Rubens, ha solo la passione per le auto e i natali paulisti. Purtroppo perché ha più talento, è più cattivo in pista e più veloce di Barrichello. D’altra parte, se questo ragazzo dai modi gentili rischia – se non lo è già – di finire sotto processo, è anche colpa di questa Ferrari delle pari opportunità, questa Rossa che sta riscrivendo la storia fitta di molte dietrologie dell’era schumacheriana. Perché per anni, quando c’era Michael, si è detto e scritto che tutta la Ferrari aveva occhi solo per lui. È vero. Ma erano occhi meritati sul campo. Così sta accadendo adesso, con minor clamore perché Raikkonen, e la sfera simpaticamente gelida in cui vive, non hanno e non avranno mai il carisma del crucco mascelluto. Però, compreso il mondiale 2007 acciuffato all’ultimo, Kimi, giorno dopo giorno, si sta ritagliando sempre più il ruolo di punto di riferimento. Domenica a casa di Sandokan, a confondere e indurre in errore Massa, più che il cordolo di cui parlerà Felipe, è stato il ritmo del finnico nei giri successivi al primo pit stop, dopo essere tornato in pista davanti al brasiliano, quando gli ha rifilato quasi mezzo secondo a passaggio.
Et voilà, ecco scavato il solco fra Raikkonen e il resto del mondo; et voilà, ecco l’errore di Massa, ed ecco Felipe, a gara finita, spossato, deluso, dirigersi verso il plotone d’esecuzione mediatico per dire la sua, provando a difendersi senza, forse, crederci neppure lui (solo al rientro a Maranello si saprà se il suo testacoda è figlio di un problema tecnico, ma il team domenica sembrava escluderlo, ndr). «Devo dimenticare, so che tante cose possono ancora capitare, il campionato è lungo. Ci sono sedici Gp, pensate a che cosa accadde lo scorso anno... In Bahrein per dimostrare chi sono? Io non devo dimostrare niente a nessuno, però dovrò far meglio. Qui ho preso un cordolo alla curva sei, in uscita, ed in entrata alla successiva mi è partito inspiegabilmente il posteriore della macchina. Ed ero arrivato alla solita velocità». Quanto al duello al via, quasi ruota a ruota con il compagno scattato meglio, una partenza in cui molti hanno notato il suo progressivo spingere verso l’esterno Raikkonen: «Ho tenuto la mia linea e frenato più tardi di lui, per questo sono rimasto davanti. Sono davvero dispiaciuto di non aver concluso la gara, era facile: avremmo potuto fare primo e secondo, e per me sarebbe stato un risultato comunque buono per il mondiale. L’unico dato confortante è che siamo davanti alle McLaren; i valori penso saranno questi anche nelle prossime gare, di certo in Bahrein. Per cui non abbasso la testa, vado là per recuperare. Questi due zero beccati nelle prime gare non sono certo l’inizio di campionato che mi sarei aspettato, però ho molte possibilità di rifarmi... Sono davvero dispiaciuto, a fine corsa ho visto la felicità a metà del team che voleva la doppietta».
Parole belle, parole d’orgoglio le sue, che però si concludono con un accenno di Barrichellite: «La mia prima sosta in gara? Forse ho avuto un pit stop... diciamo non molto veloce, non so quanto ho perso, ma sicuramente ho perso del tempo importante». Ecco, questo Schumi non lo diceva, da lui mai una parola anche solo velata di critica verso il box. Anche Raikkonen non lo fa. Purtroppo lo faceva il mitico Rubens.