Metamorfosi sul campo di Er Piotta

Il direttore del Giornale ce l'ha con me. Infatti mi ha telefonato e mi ha chiesto a bruciapelo: «L'hai letto il fondo di Barbara Spinelli sulla Stampa?». Ora, giuro, lo leggo sempre. Ma ieri, proprio ieri, ecco, devo essermi addormentato al secondo capoverso. Ho bofonchiato qualcosa, come uno studentello beccato senza la versione di latino. E ho annaspato fra le memorie di liceale per cercare una scusa che potesse andare bene. «Se ti dico che mia nonna aveva il mal di pancia, non me la passi, vero?». E lui, senza batter ciglio: «Rileggitelo tutto, dalla prima all'ultima riga». Evidentemente mi vuole proprio male.
Mi sono messo di impegno: due stuzzicadenti a tener su le palpebre, una tazza di caffè, e via, ho preso a scalare i caratteri tipografici come Messner sull'Himalaya. Avevo pure a disposizione le bombole d'ossigeno. Arrivato a quota 15mila (caratteri) ho ringraziato nel mio cuore il direttore del Giornale: grazie alla sua perfidia, finalmente ho capito. Mi sono dovuto sorbire le citazioni di Marx, Willy Brandt, Enzesberger, Philippe Guilbert e Alain Mergier (maledetta la mia ignoranza: chi sono?), Epifani, Gigi Riva (questo lo conosco), Sergio Romano e altri ancora, ma alla fine siamo arrivati al punto: c'è un nuovo Cohen Bendit e il suo nome è Paolo Cento, detto Er Piotta. Da Dani il Rosso al Coatto Verde, dalle barricate di Parigi ai borgatari romani: se la rivoluzione deve aspettare ancora un po', che almeno sia pronta l'amatriciana.
Barbara Spinelli, come sempre, ci illumina. A restare svegli c'è sempre da guadagnare. Noi avevamo un personaggio di così notevole statura, oltre che di notevole corporatura, come Er Piotta-Cohen Bendit e non ce n'eravamo accorti. A dire il vero, l'editorialista ci spiega anche che il ministro Ferrero, di Rifondazione, può diventare come Joshka Fischer: ma entrambi devono appoggiarsi alla «calma pacatezza di Prodi». Calma pacatezza, avete capito? Come se esistesse una pacatezza agitata. E poi dov'è la «calma pacatezza» del premier? Ricordate quando gli chiesero di riferire in Parlamento di Telecom? («Ma siete matti...»). O quando gli chiesero della sicurezza del Papa? («Ci penseranno le guardie svizzere...»). Se questa è calma pacatezza, speriamo che Ferrero e Cento non si appoggino troppo: altrimenti rischiano di farsi male.
Certo che la suggestione è divertente: se Er Piotta diventa Cohen Bendit e Paolo Ferrero Joshka Fischer, Ugo Intini che farà? Rosa Luxemburg? E Bobo Craxi prenderà le sembianze di Marcuse? Suvvia, siamo seri. Anche perché dietro le sue sovrabbondanti citazioni Barbara Spinelli esprime un'idea assai chiara, riassunta fin dal titolo: la Nostra Grande Coalizione. Con «Nostra», naturalmente, sta parlando per sé. Con «Grande Coalizione», invece, sta parlando per tutti noi. E quello che ci dice è piuttosto semplice, e rappresenta quel che si pensa in certi ambienti chic: che bisogno c'è, come qualcuno vorrebbe, di una Grande Coalizione? La Grande Coalizione c'è già, è quella che va da Diliberto a Mastella e sostiene il governo del Calmo Pacatezzo Prodi.
Lasciamo stare che, per confermare la sua tesi, l'editorialista non trovi di meglio che citare Bertinotti e Giovanni Russo (S)pena. Il fatto rilevante è questo: la democrazia, secondo lei e gli ambienti che rappresenta, corre tutta fra l'Udeur e la sinistra comunista (noti partiti moderati). Poi ci sono due ali estreme, per le quali si applica l'antica conventio ad excludendum: i terroristi delle Brigate rosse a sinistra e la Casa delle Libertà a destra. Non sto scherzando: la Nostra Grande Coalizione, nella visione celestiale della Spinelli, è perfetta così com'è. E, grazie al fatto che include dentro di sé i centristi e la sinistra radicale, ottiene il vero obiettivo: cioè scongiurare i due gravi pericoli per la democrazia, che sono appunto i kalashnikov Br da una parte e Berlusconi, anzi l'«anomalia berlusconiana», come dice lei, dall'altra.
Lo so che a voi questo sembra assurdo, ma alla Stampa è sembrato un editoriale. Che il centrodestra sia una forza democratica e votata, anzi più votata del centrosinistra e che il centrosinistra sia una coalizione divisa come anche la piazza di Vicenza ha dimostrato, non interessa alla cantrice della Grosse Koalition de noantri. E non le interessa nemmeno che la sinistra radicale, altro che prosciugare l'acqua dei violenti, sia appena scesa in corteo accanto a quelli che esibivano stelle a cinque punte e solidarietà ai compagni terroristi. Non le interessa. A lei bastano Er Piotta e Calma Pacatezza. La Grande Coalizione è fatta, la grande colazione, di conseguenza, pure: buon appetito e continuate a mangiarvi tutto. Noi ci fermiamo qui perché senza toccare cibo c'è già venuto mal di pancia. Sarà l'indigestione di caratteri tipografici. La prossima settimana, caro direttore, anziché leggere la Spinelli, non possiamo guardare le partite di calcio come fan tutti?