Metano, per Bersani l’impianto di Brindisi deve andare avanti

Henriques (British Gas): «I lavori proseguono: già investiti 150 milioni su 400. Importeremo dall’Egitto, una diversificazione rispetto alle fonti tradizionali»

da Milano

«Il rigassificatore di Brindisi è un’opportunità che l’Italia non può perdere, è una fornitura di gas sicura che ha un’origine diversa da quella dei fornitori tradizionali, una fonte più flessibile di quella dei gasdotti», ha scritto poche settimane fa l’amministratore delegato di British Gas per l’Italia e la Spagna, Armando Henriques, al ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani.
E la risposta è venuta ieri, dallo stesso ministro nella riunione tecnica con gli enti locali. «L’autorizzazione concessa al rigassificatore di Brindisi è legittima - ha detto Bersani - per la riapertura della Conferenza dei servizi è necessario che i soggetti (sia enti locali che amministrazioni statali) che ne fanno parte chiedano formalmente la riapertura indicandone le ragioni non solo con riguardo agli interessi pubblici coinvolti nella vicenda, ma anche a specifici vizi di legittimità». Bersani ha aggiunto che bisogna fare «prima i rigassificatori, poi il piano energetico nazionale», come dire: i grandi scenari sono una bella cosa, ma adesso abbiamo bisogno del gas e dobbiamo trovare il modo di importarlo.
Secondo Henriques «nei prossimi 5-6 anni il mercato sarà corto di disponibilità di gas: Brindisi è importante perché ha la fornitura assicurata dai giacimenti egiziani di British Gas. Noi andremo avanti con i lavori: il nostro progetto ha ottenuto tutte le approvazioni ci sono due sentenze a nostro favore, abbiamo già investito 150 milioni di euro sui 400 preventivati. Certo, l’opposizione locale sta creando ritardi e costi aggiuntivi, ma il progetto non è bloccato».
«British Gas sta investendo in Italia in quanto vuole rimanere - ha detto Henriques al Giornale - siamo qui per restare, non per andarcene domani: siamo una garanzia che il vostro Paese continuerà a ricevere il metano. A monte di Brindisi c’è un investimento di 1,5 miliardi di dollari, con il rigassificatore arriviamo a due miliardi di investimento. Non si spendono questi soldi per un mordi e fuggi». L’impianto sarà pronto, nonostante i ritardi, entro il 2009: senza nuovi intoppi i lavori potrebbero essere accelerati. Costruito ai margini della zona industriale potrà servire sia per il petrolchimico, sia per una possibile industria del freddo applicata alla conservazione dei prodotti agricoli locali. E se l’impianto di Brindisi potrebbe risultare importante per l’Italia, lo sarà anche per British Gas. Il gruppo inglese produce annualmente circa 25 miliardi di metri cubi di gas, di cui 8mila sono destinati a Brindisi, un terzo del totale.
In Italia BG è presente in numerose aree di esplorazione con altri partner, in Pianura padana, mentre ha una quota del 30% in un impianto di generazione da 400Mw con Edipower.