Metheny e Mehldau: il suono della seduzione

Pat Metheny viene dal Missouri, Brad Mehldau dalla Florida. Fra loro c’è una differenza di 16 anni (52 il chitarrista, 36 il pianista), ma ci sono affinità che facevano prevedere il loro incontro. Da qualche tempo c’era una sollecitazione pratica, forse non casuale: per suonare in trio Metheny aveva scelto il contrabbassista Larry Grenadier, componente del trio di Mehldau fin dall’esordio. L’uno ha ammirato l’altro soprattutto per la bellezza del suono e del fraseggio che li rende simili. Mehldau tocca la tastiera con rara perfezione, in un modo che può riuscire straniero soltanto a chi, avendo scarsa familiarità con la musica classica, non capisca la sapiente appropriazione realizzata dal jazzista Mehldau, che per ciò è uno dei pochissimi solisti validi del presente e del futuro. Quanto a Metheny, la sua seduzione sonora dipende anche da una sottile anomalia tecnica della quale è consapevole con malcelata civetteria. Eccoli qui ora, i due campioni che dialogano, si inseguono, si intrecciano nella raffinatezza dei contrappunti e che, se occorre, sanno essere vigorosi o romantici quanto basta. Ci si dovrà ricordare di questo sodalizio quando si tratterà di scegliere il disco dell’anno.

Pat Metheny e Brad Mehldau - Metheny Mehldau (Nonesuch)