Il metodo Tarzan: invocare dimissioni ma tenersi la poltrona

RomaQuesti sono capolavori che solo un ex democristiano, sei volte onorevole e una dozzina ministro, andreottiano sopravvissuto a tutto, può realizzare con tale classe. Chiedere, con una solenne lettera densa di pathos istituzionale, a «Berlusconi e al suo governo di favorire l’immediata formazione di un nuovo esecutivo» e poi restare con la massima serenità un membro di quel governo di cui chiede le dimissioni. Meraviglioso. Che si dimettano gli altri, penserà Vincenzo Scotti, detto Enzino per l’aria dimessa da giovane studioso della Cisl, ma detto anche «Tarzan» per l’infallibile dote di adoperare le correnti partitiche come liane per farsi largo nella giungla della politica.
Sepolta la Dc con cui è stato in Parlamento dal 1968 al 1992, Tarzan Scotti ha trovato subito altre liane per muoversi. Riparte nel 2008 con il Mpa di Lombardo, che lo porta alla Farnesina, ma che nel 2010 lo espelle perché «come Tarzan che salta da una liana all’altra ha costituito un nuovo gruppo parlamentare con un altro simbolo», cioè l’ineffabile Noi Sud (insieme ad altri corsari della fiducia sì fiducia no, Sardelli, Milo, Iannaccone).
Un partito nato in Parlamento e formato da sette deputati, però divisi in correnti, a seconda della città d’origine. Quando infatti nel rimpasto si doveva attribuire una poltrona da sottosegretario anche a loro, sembra che alla fine l’abbia spuntata Elio Belcastro (di Grotteria, Reggio di Calabria) su Antonio Milo (Napoli), proprio perché la corrente napoletana di Noi Sud già aveva avuto soddisfazione, col partenopeo Enzo Scotti al ministero degli Esteri.
Tarzan Scotti, non per nulla, è il segretario di Noi Sud. Prima appoggiava il governo, ora pare di no. Tutti cambiamenti di liana con un solo fattore comune: il posto da sottosegretario alla Farnesina. È oppositore e governante in un colpo solo. Per dire, solo venerdì ha vestito i doppi panni con grande disinvoltura. Alle 11.30 del mattino onorava, nelle vesti di membro del governo, i caduti del ministero degli Esteri e del dicastero delle Colonie durante la prima guerra mondiale. Ma solo sette ore più tardi chiedeva, nei panni stavolta di contestatore, le dimissioni del governo che lui aveva rappresentato la mattina come sottosegretario agli Esteri. Un passo indietro del premier mostrerebbe, sostiene Scotti nella lettera-ultimatum, «il suo alto senso dello Stato».
Di altri passi indietro da fare non si fa cenno, malgrado l’alto senso dello Stato che non può che possedere uno che è stato ministro del Lavoro nel governo Andreotti IV e V e nel Cossiga I, ministro della Funzione pubblica nel Cossiga II e nel governo Forlani, titolare dei Beni Culturali nello Spadolini I e II, ancora del Lavoro nel Fanfani V, della Protezione Civile col primo esecutivo Craxi, al Viminale con l’Andreotti VI e VII e agli Esteri nell’Amato I. Con tutti questi numeri ci potrebbe giocare al lotto, ramo di cui ha certa esperienza. All’inizio degli anni Duemila Scotti è stato presidente di «Formula Bingo», una società che svolgeva consulenze per l’apertura delle sale bingo in Italia, e che subito ottenne dallo Stato 214 delle 420 concessioni disponibili (incassando poi l’1,50% su ogni cartella venduta dalla sue 214 consociate). Da presidente dell’Associazione concessionari Bingo promosse l’introduzione di slot e videopoker. Il fiuto non gli manca, anzi. Fu il primo, a detta di tutti, a capire che le prime crepe di Mani pulite avrebbero travolto tutto. «Dicevo a Forlani: qui casca tutto. Sbuffava: “Esagerato!”. Craxi lo stesso». Glielo riconobbe anche Cossiga, che con Mani pulite sarebbe iniziato «un golpe giudiziario contro la prima Repubblica». Da buon Tarzan, aveva già trovato la liana per mettersi in salvo. Se il governo di cui fa parte segue il suo consiglio e si dimette, ha già pronta una liana per fiondarsi in quello dopo.