"Metodo Tonino", la Gariboldi in cella da un mese

Gli avvocati dell’assessore pavese contro la Procura: "Siamo tornati ai
tempi delle carcerazioni di Mani Pulite". Nel mirino dei pm i
rapporti tra Giuseppe Grossi, re delle bonifiche, e il mondo della
politica lombarda

Ancora pochi giorni e - a meno che il giudice preliminare D’Arcangelo non sconfessi le conclusioni del suo stesso perito - Giuseppe Grossi lascerà il carcere di San Vittore per motivi di salute. E così nell’inchiesta-monstre sulle bonifiche delle aree industriali lombarde l’unico nome eccellente dietro le sbarre resterà Rosanna Gariboldi, sessantaquattrenne moglie del parlamentare del Pdl Giancarlo Abelli e lei stessa ex assessore alla provincia di Pavia. Il tribunale del riesame ha respinto la sua scarcerazione riservandole giudizi severi. Ma ora la famiglia lancia l’allarme anche sulle sue condizioni di salute. E il suo difensore, il professor Ennio Amodio, accusa: «Siamo tornati al “metodo Tonino”, quello che si usava ai tempi di Mani Pulite. Si tiene in galera la gente non per farle confessare ciò di cui è accusata ma per farle aggiungere dell’altro».
Ma cosa vogliono sapere, gli inquirenti, dalla Gariboldi? L’ordine di custodia eseguito un mese fa, la accusa di riciclaggio, per avere aiutato Grossi a far sparire in un vortice di conti cifrati all’estero i fondi neri per centinaia di milioni realizzati truccando i costi delle bonifiche. Il problema è che ormai tutto ciò appartiene all’archeologia di questa inchiesta. L’indagine condotta dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta non è più una indagine sui fondi neri di Grossi. È una inchiesta quasi a tappeto sul business dell’ambiente in Lombardia e sui rapporti occulti tra imprese e politica in questo settore.
Sotto tiro ci sono in particolare le operazioni affidate a Grossi. L’ordine di custodia contro l’imprenditore parla di una «associazione a delinquere finalizzata alla corruzione» ma non entra nei dettagli. Ed è invece proprio su questo tasto che - secondo quanto si è potuto capire - si sono concentrate le domande degli inquirenti a Rosanna Gariboldi: i contatti di Grossi all’interno della giunta regionale lombarda. In particolare, con il giovane assessore all’Ambiente, Massimo Ponzoni, anche lui del Pdl. E anche lui interrogato a lungo nei giorni scorsi - ma in veste di semplice testimone - dalla Guardia di finanza. La Gariboldi, Ponzoni e un altro assessore regionale, Massimo Buscemi, risultano soci di una immobiliare, la Pellicano, di cui si parla spesso nelle intercettazioni dell’inchiesta. Sulla Pellicano la Gariboldi ha dato la sua spiegazione. Sul resto, i rapporti palesi od occulti tra Ponzoni e Grossi, ha sostenuto di non sapere nulla. Ma, evidentemente, non ha convinto gli inquirenti, ed è rimasta dentro. «La tengono in ostaggio, non la interrogano neanche più - dice il professor Amodio - e lei ormai è in condizioni di prostrazione profonda, si sente chiusa in un vicolo cieco dal quale non ha i mezzi per uscire perché non sa nulla di quello che loro vorrebbero sentirsi dire». E il figlio della donna, Pietro Tronconi, ieri in una intervista alla Provincia pavese ha usato toni forti nel descrivere la situazione: «Non si può ridurre una persona in queste condizioni. Mia madre non ha ammazzato nessuno. Perché deve essere trattata così? Tutto quello che doveva dire lo ha detto, e ora temo fortemente per le sue condizioni di salute. L’ho trovata molto provata sia fisicamente che psicologicamente, continua a piangere, anche perché si sente al centro di una gogna mediatica».
Intanto in una delle aree bonificate da Grossi e finite al centro dell’inchiesta, quella di Montecity-Santa Giulia, sta destando allarme tra gli abitanti la notizia - anticipata dal Giornale il 3 novembre e ripresa nei giorni scorsi da alcune testate - di una indagine bis sul reale stato dei terreni. La bonifica del vecchio stabilimento Montedison potrebbe essere stata realizzata in modo insufficiente. E gli abitanti dei palazzi realizzati dalla Risanamento di Luigi Zunino su quelle aree si interrogano nei loro blog: «Preferirei comunque essere certa che i rifiuti contaminati non siano rimasti sotto Santa Giulia, sarebbe un dramma per tutti». E un altro: «Bisogna vedere se sono stati farabutti o strafarabutti».