Metrò, case e 22 parchi: ok in Consiglio al piano che trasformerà la città

Approvazione definitiva per il documento di governo del territorio Alla
fine i &quot;sì&quot; sono 37, mentre l’opposizione abbandona l’aula. <a href="/a.pic1?ID=504024" target="_blank"><strong>La Moratti: &quot;Il giorno della svolta&quot;
</strong></a>

Finisce con un brindisi tra sindaco, consiglieri e assessori del Pdl al Caffè Zucca in Galleria la festa per la rivoluzione milanese. Finisce, perchè gli applausi in aula erano scoppiati già un’ora prima, alle 16.41 quando con 37 voti a favore, due contrari, un astenuto e l’opposizione che ha abbandonato il consiglio Milano ha conquistato il Piano di governo del territorio atteso da trent’anni. Sembrava una missione impossibile, e c’era chi pronosticava la caduta di Letizia Moratti sotto il fuoco amico dei malpancisti e la minaccia del Terzo Polo. Nè l’uno nè l’altra. Dopo la «chiamata alle armi» del capogruppo Giulio Gallera («tutti presenti sia giovedì che venerdì») il Pdl ha passato la nottata a chiudere il dibattito sulle osservazioni al Pgt e alle 14.30 ha risposto compatto all’appello (anche se ci è voluto il sindaco per garantire all’inizio il numero legale). All’ora x i voti a favore con la Lega e l’arrivo dei ritardatari sono stati 34. E si è spaccato subito il Terzo Polo: la finiana Barbara Ciabò e Carlo Montalbetti dell’Api di Rutelli hanno bocciato il provvedimento, favorevole Pasquale Salvatore dell’Udc («sono contento di apporre la firma su un documento che sarà utile per la città») e si è astenuto il presidente Manfredi Palmeri di Fli, che il sindaco ha voluto ringraziare al microfono per la gestione dell’aula. Arrivano in aula anche il neocoordinatore del Pdl Mario Mantovani («son molto grato, l’approvazione è un passaggio straordinario») e il commissario cittadino Luigi Casero per assistere al trionfo della squadra.
«Non finisce qui» campeggia sui cartelli dell’opposizione in aula che sventola già la minaccia dei ricorsi. «Certo che non finisce qui, è solo l’inizio della rivoluzione per la città» ribatte l’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli, papà del Pgt. Alle accuse di un piano che non ha tenuto conto delle richieste dei cittadini ricorda gli oltre 200 incontri e sopralluoghi nei quartieri, qualche migliaio di e-mail ricevute, 150 seminari, decine di commissioni e sedute in consiglio, «48 mesi di ascolto, racconto, condivisione, dibattito». Ed è già ora di ripartire, venerdì prossimo via a nuovi incontri con i cittadini. E presto i primi tavoli tematici, inizierà a convocare i privati che nei mesi scorsi hanno sollecitato l’approvazione del Piano per partire con gli investimenti sull’housing sociale. Poi toccherà al mondo degli agricoltori per aprire concretamente il capitolo del Pgt che parla di «Milano agricola, parco sud e cascine», alle società che vogliono farsi avanti per cambiare le vecchie caldaie nei condomini e avere in cambio la gestione, i cittadini ci guadagnano in bollette meno care. Solo i primi esempi. Ha già in mente cinque «cantieri di lavoro», tavoli aperti. Ma si vedranno anche quelli veri, le ruspe sotto la nuova era del Pgt dovrebbero debuttare a Cascina Merlata con il nuovo quartiere e le case low cost (progetto di Euromilano), il Comune cercherà da parte di Ferrovie dello Stato un’accelerazione sulla vendita degli ex scali dismessi, in primis il Farini dove accanto a grattacieli e servizi nascerà un parco grande come, o forse più del Sempione. Dopo trent’anni sintetizza il sindaco «Milano ha un nuovo piano urbanistico che porterà fermate del metrò e servizi a non più di 500 metri da casa entro il 2030, 22 nuovi parchi per un totale di verde in più a 120 volte il parco Sempione, 30mila alloggi a prezzi calmierati, 18 milioni di metri cubi di costruzioni in aree oggi abbandonate, come gli ex scali ferroviari. Avremo una città più aperta e flessibile».