Metrebus, l’inutile caccia ai biglietti

Tutte le macchine emettitrici di biglietti di piazza dei Cinquecento manomesse e controllate da una banda di romeni che le svuotano regolarmente. Le macchine installate dall’Atac non stampano più biglietti per metro e autobus: tutte le monete e le banconote inserite da turisti e utenti nelle emettitrici vengono intercettate da un gruppo di giovanissimi romeni e da barboni provenienti dall’Est Europa che dormono alla stazione. «Ogni giorno ci arrivano almeno cinquanta reclami per mancata emissione di biglietti», spiegano al numero verde dell’Atac. «Si può fare la richiesta di rimborso ma la pratica è lunga. I tempi sono di 8 o 9 mesi almeno». Scoraggiante.
Come l’aspetto di tutte le meb (usiamo l’acronimo per comodità): sporche, scarabocchiate, ammaccate. Nel pomeriggio di giovedì 25 e venerdì 26 gennaio, abbiamo verificato il funzionamento delle meb davanti alla stazione Termini. Al capolinea del 170, la meb 217 ha il pannello frontale scardinato. Una scritta in inglese avverte di non inserire denaro: «Be careful, this machine eats but does not provide». Alle 17,55 di giovedì, un ragazzo italiano inserisce un euro. La macchina emette un rumore come se stampasse, lo scomparto in basso per il rilascio del biglietto si illumina ma non succede niente. Il ragazzo passa alla meb accanto, la 198, che però è spenta e ricoperta di scritte: «Guasta» e «Not for order». Il giorno dopo, alle 14,10, due ragazzi extracomunitari introducono sempre nella meb 217 due euro.
Anche stavolta l’emettitrice si mette in funzione, si illumina e... non emette niente. Al capolinea a fianco (del 714) c’è un’altra meb. Qui c’è scritto di toccare lo schermo ma se lo si fa non succede nulla. Sullo scomparto per ritirare i biglietti qualcuno ha scarabocchiato a pennarello «guasta». Sotto, l’avvertenza: «In caso di malfunzionamento contattare il numero verde 800.431.784». Per sporgere reclamo, però, bisogna comunicare il numero identificativo della macchina che su questa meb non c’è a meno che non sia il 65 scritto a penna in alto a destra. Nel box alle spalle dell’emettitrice, tre autisti metrebus avvertono: «Sono tutte manomesse. I rumeni bloccano il meccanismo con la carta. Poi con dei ferri da maglia fanno cadere tutti i soldi. Prima le sorvegliava la polizia in borghese. Ma un giorno i carabinieri sono intervenuti contro dei poliziotti che stavano arrestando dei romeni colti in flagrante e da allora non abbiamo visto intervenire più nessuno. E quando un nostro ispettore ha fotografato uno svaligiatore in azione gli è stato contestato di aver agito illegalmente». Una storia simile la racconta, venerdì alle 14,25, un autista Trambus al capolinea del 92, davanti alla meb 165, ricoperta di scritte «no ticket» e con il pannello di copertura strappato. «Una volta ho pizzicato un romeno che stava scassinando l’emettitrice, ma è intervenuto un poliziotto in borghese che, tirandomi per un braccio, mi ha detto di lasciarlo andare, perché se ne occupavano loro».
La meb 233, al capolinea del 36, non emette suono quando si pigiano i pulsanti.
Sul display c’è scritto: «Out of order». Su quella a fianco, la numero 311, attorno alla fessura per le monete ci sono tre scritte di «guasta» e «no ticket». Alle 14,30 di venerdì, passa una donna dall’aspetto trascurato, dà dei pugni all’emettitrice e infila la mano nello scomparto per il resto. Dopo un paio di minuti un barbone fa la stessa operazione.
Al capolinea del bus 217 e del 310, la meb 189 è ricoperta di impronte di scarpe e scritte: «Guasta», «attenzione», «no ticket», «no money». Un dipendente di Metrebus spiega l’assenza di cartelli di avvertimento dei guasti. «Noi li mettiamo, ma poi i romeni li staccano immediatamente, così chi vuole il biglietto continua a infilare i soldi».