Metro C, i fondi ora ci sono La tratta centrale è a rischio

In grave ritardo i sondaggi archeologici che bloccano i lavori

Paradossalmente, l’unica certezza attuale circa la futura Metro C sembra essere quella relativa ai fondi. Venerdì scorso infatti il Cipe ha stanziato trenta milioni di euro per la variante Giardinetti e altri 235 per la tratta T3 San Giovanni-Venezia.
«Ora abbiamo il progetto, il finanziamento e siamo pronti a partire con i cantieri, una volta che saranno finiti i sondaggi archeologici», ha commentato entusiasticamente sabato Walter Veltroni in merito alle stazioni del centro storico. Peccato che la stesura del progetto definitivo sia legata proprio alla conclusione dei sondaggi archeologici nelle tratte centrali T2 Clodio-Venezia e T3 ovvero San Giovanni-Venezia, quella rifinanziata. Una conclusione che però appare lontanissima, oltre che in netto ritardo rispetto ai tempi previsti (gennaio 2007, poi ottobre, adesso chissà). Un trionfalismo fuori luogo insomma quello del sindaco capitolino anche pensando alla situazione di «Roma metropolitane», il braccio operativo del Campidoglio, senza Cda dal 30 ottobre scorso, data delle dimissioni di quello presieduto da Chicco Testa.
Senza contare gli aumenti dei costi derivanti dal protrarsi all’infinito degli scavi preliminari. Perché sulla storia delle fermate centrali (soprattutto Venezia, la soppressa Argentina e Chiesa Nuova) i retroscena abbondano mentre le informazioni date alla cittadinanza sono, al contrario, sempre più scarne e frammentarie. Sull’ultimo bollettino del 26 ottobre scaricabile sul sito internet di «Roma Metropolitane» si legge: «Procedono le indagini con scavi archeologici nei siti di piazza Risorgimento, piazza Sforza Cesarini, piazza della Chiesa Nuova, via Sora, piazza Venezia e piazza Madonna di Loreto». «Le indagini in piazza Paoli e piazza Celimontana - continua il sito - sono completate e si sta procedendo al ripristino delle aree. Nel futuro sito di scavo tra via Cesare Battisti e piazza Santi Apostoli sono state ultimate le indagini conoscitive dei Pubblici Servizi ed è in corso la progettazione definitiva dello scavo archeologico». Fine della trasmissione.
Per approfondimenti (pochi) si rimanda al sito della Soprintendenza per i Beni Archeologici. Così, qualche verità in più emerge dopo lunghe ricerche negli archivi ministeriali. A luglio Veltroni aveva inviato al ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, una relazione sulle difficoltà connesse alla realizzazione della Metro C. In particolare il sindaco informava il suo predecessore in Campidoglio circa la nuova soluzione ideata, a giugno per la stazione Venezia, considerata da Veltroni irrinunciabile: smontaggio e ricollocazione della vetreria del ’700 rinvenuta sotto l’aiuola centrale della piazza e tre uscite (via Cesare Battisti, piazza Madonna di Loreto e via San Pietro in Carcere, vicino al Campidoglio).
All’inizio di agosto il Capo di gabinetto di Rutelli, Guido Improta, risponde inviando al suo omologo in Campidoglio, le valutazioni degli uffici ministeriali competenti e delle Soprintendenze. Il documento ripercorre la vicenda della terza linea fin dall’inserimento dell’opera, nel 2001, tra quelle previste dalla «Legge Obiettivo» e prosegue con un parere, datato giugno 2003, della Sar capitolina circa il progetto preliminare della C. Per Venezia la Soprintendenza dà una sorta di via libera condizionato, elencando minuziosamente i problemi connessi alla presenza di reperti archeologici. Gli stessi, che quattro anni dopo avrebbero messo a rischio la stazione.