Metro C, i lavori a via La Spezia come una scure sul commercio

Si vive nel caos nel quartiere San Giovanni e in particolare a via La Spezia, a causa dei lavori della metro C. E per tanto disagio l’amministrazione comunale ha trovato un’unica risposta: le strisce blu nei parcheggi. Riportare le lamentele dei residenti e dei commercianti della zona è impossibile: tutti sono talmente arrabbiati e hanno così tante cose di cui lamentarsi che ci vorrebbero intere pagine di giornale.
La protesta più infuocata è sicuramente quella dei commercianti che hanno visto sparire le loro attività dietro gli altissimi panelli fonoassorbenti, che delimitano il cantiere. Un cantiere, che nei progetti iniziali doveva essere circoscritto all’inizio di via Orvieto ma che invece, in poco tempo, ha ingoiato gran parte di via La Spezia. La metro C avrebbe dovuto avere in quella zona una fermata a piazza Lodi e un’altra, l’ultima della linea, a S. Giovanni. Gli scavi a piazza Lodi sono stati però bloccati a causa del ritrovamento di reperti archeologici e così, passo dopo passo, la stazione è stata spostata fino a via Orvieto che dista solo 400 metri dall’ultima fermata. Capire il senso di tale scelta è molto difficile tanto più che nella zona non ci sono né uffici, né negozi, né monumenti. È per questo che chi vede spegnersi la propria attività commerciale dietro i mostruosi pannelli fonoassorbenti non riesce a trovare una ragione nel fatto che un domani ci sarà la metropolitana.
«Viviamo una situazione disperata - dice il proprietario del centro estetica al civico 44 di via La Spezia - nascosti dal cantiere stiamo perdendo tutto il lavoro, e nessuno ci tutela. Siamo andati in circoscrizione per chiedere notizie su eventuali rimborsi, ma ci hanno risposto che non sanno nulla, stessa risposta dal Comune. Così mentre possiamo documentare il calo di almeno un 60% del nostro lavoro, tasse e affitti restano uguali». «A questo si aggiunge la mancanza di pulizia- continua il proprietario del ristorante al civico 40 - il camion dell’Ama non passa più e sono stati tolti i cassonetti dell’immondizia e anche i piccoli secchi sui marciapiedi. Manca poco che per gettare i rifiuti, la sera, dobbiamo prendere l’autobus».
Non esistono più neanche i posti per lo scarico merci per queste attività commerciali, tanto che giornalmente solo la buona volontà permette a questi esercenti di continuare a lavorare. «Sono costretto a un secondo lavoro - spiega il giornalaio al civico 42 - ogni mattina devo aiutare a scaricare i pacchi dei giornali che mi vengono scaricati dall’altra parte della strada a più di 50 metri dal negozio». «La pedana che mi lascia i pacchi del parquet - pone l’accento il proprietario del negozio al civico 52, si può fermare solo sul lato opposto al mio e neanche di fronte alla mia attività, ma almeno 50 metri più su».
E se finora abbiamo documentato l’abuso quotidiano verso questi lavoratori, che dire della sicurezza in cui lavorano giornalmente? I piccoli e angusti vicoli lasciati tra le mura del cantiere e i negozi hanno favorito la criminalità e così in pochi mesi sono state commesse ben tre rapine al negozio di ottica, due al ristorante, due al centro bellezza, e anche in questo caso nessuna tutela. È per questo che appare bizzarro il colore blu delle strisce dei parcheggi dove dovrebbero lasciare le proprie vetture i cittadini che vivono in questo far west. Il cantiere ha ovviamente ingoiato gran parte dei parcheggi di un quartiere popoloso che già prima dei lavori era quasi al collasso».