Metro C: i rischi già noti dieci anni fa

«Il processo non è stato privo di incertezze. In primo luogo derivanti dalla contenuta redditività commerciale della linea C - quindi dalla necessità di ricorso alla contribuzione pubblica a copertura dei costi di gestione - e in secondo luogo da rischi archeologici correlati alla realizzazione». Sono le conclusioni di uno studio di «pre-fattibilità dell’iniziativa di project financing per la realizzazione e gestione della linea C», commissionato nel 1997 dalla giunta Rutelli a un gruppo di esperti coordinati da Leopoldo Montanari. Già dieci anni fa, gli esperti avevano previsto i rischi offrendo una serie di indicazioni poi ignorate - alla luce degli ultimi sviluppi - dai vari soggetti coinvolti: Comune, Soprintendenze, Consorzio realizzatore. «L’aspetto più inquietante - sostiene il vicepresidente del Consiglio comunale, Vincenzo Piso - è che già dieci anni era stato lo stesso Campidoglio a confermare quanto noi all’epoca denunciavamo».
Una linea a «redditività contenuta». Lo studio effettua una simulazione dei carichi sull’intero tracciato, rilevando come i ricavi da traffico coprirebbero «dal 40 al 46 per cento dei costi operativi della linea al netto degli ammortamenti: le linee A e B registrano oggi (nel ’97, ndr) un valore di poco inferiore al 45 per cento, la metro di Londra è al 120 per cento». Un gap di redditività, quello con la capitale inglese, che non stupisce osservando il potenziale flusso massimo della “C” simulato dalla Sta: solo 22.400 passeggeri nelle ore di punta per direzione nelle tratte più centrali Clodio-Torrenova, escludendo quella esterna Torrenova-Pantano, e nel caso di massima fruizione. Inevitabile la conclusione: «Questa bassa autosostenibilità commerciale della linea rende indispensabile il ricorso a significativi contributi del contratto di servizio a carico del Comune (oltre alla contribuzione regionale sulle vetture-km prodotte dalla C)».
Il fattore «Archeologia». A sconsigliare l’eventuale investimento privato si aggiungono poi i rischi di completamento: «La realizzazione del progetto - continua l’analisi - è vincolata dai rischi archeologici e geologici che complicano ulteriormente la già non facile realizzabilità tecnica dell’opera. Difficilmente i rischi di dilazionamento dei tempi, derivanti dal ritrovamento di reperti archeologici o da approfondimenti tecnologici e aumenti di costo derivanti da difficoltà geologiche del sottosuolo profondo potranno essere messi a carico del concessionario». Tanto che lo studio consiglia sì il project financing, ma solo per la «fornitura del materiale rotabile e la gestione della linea».
I limiti del tracciato. La relazione evidenzia inoltre «la limitata interazione del tracciato fondamentale con i tracciati delle linee ferroviarie. Mentre il tratto centrale della linea (da San Giovanni a Pantano) attraversa aree a elevata densità di utilizzazione direzionale e terziaria, il tratto esterno San Giovanni-Pantano presenta una limitata efficacia seguendo una edificazione quasi esclusivamente di tipo residenziale».