Metro C, l’altra faccia dell’ottimismo

Omar Sherif H. Rida

«Lavori in corso - anzi, nella maggior parte dei casi fermi - causa realizzazione metro archeologica». Potrebbero recitare più o meno così i cartelli informativi posizionati lungo i 13 cantieri per gli scavi archeologici delle tratte T2 (Clodio/Mazzini-Venezia) e T3 (Venezia-San Giovanni) della metro C. Erano stati aperti il 7 luglio scorso e avrebbero dovuto durare da un minimo di due mesi a un massimo di sei. Poi, da gennaio 2007, sarebbe scattata la «fase B», quella che prevede l’avvio dei lavori per lo scavo delle stazioni.
Peccato che a distanza di quasi quattro mesi, la situazione sia piuttosto diversa rispetto a quella preventivata in estate dai vertici di Roma Metropolitane. E se venerdì il sindaco Veltroni, in visita al cantiere dei Fori imperiali, ha annunciato trionfante l’apertura del tratto Pantano-San Giovanni per il febbraio 2011 - quindi con un anno e mezzo di anticipo - per il prosieguo della Linea C che va da San Giovanni a piazzale Clodio (quello cioè ad alto «rischio reperti») l’inizio non è dei più incoraggianti. Del resto per accorgersene è sufficiente andare sul sito internet di Roma Metropolitane, dove un comunicato del 27 ottobre, dal titolo «Metro C: la situazione dei cantieri archeologici» informa i cittadini che molti degli scavi termineranno «presumibilmente» entro gennaio, febbraio o marzo 2007: spesso in ritardo rispetto ai tempi annunciati. Facilmente immaginabile il motivo: il ritrovamento di resti archeologici, come nel caso di via Cesare Battisti, piazza della Chiesa Nuova e piazza Pasquale Paoli. Ma è un altro rapporto «interno» sullo stato attuale dei lavori, anche questo aggiornato al mese di ottobre, a rivelare più esaurienti verità sul futuro della «ArcheoMetro» veltroniana: Viale Angelico/viale delle Milizie; via dell’Amba Aradam. Il documento si sofferma sulle «grosse difficoltà» con cui stanno proseguendo le attività sui cantieri delle tratte T2 (viale Angelico/viale delle Milizie) e T3 (via Amba Aradam) in seguito alla presenza di «sottoservizi non identificati preliminarmente nonostante le conferenze con gli Enti proprietari e che hanno finito per frammentare e condizionare fortemente le lavorazioni». Tanto da condurre al ripristino della viabilità e alla sola prosecuzione di carotaggi archeologici, che dovrebbero concludersi entro dicembre 2006 (con tre mesi di ritardo quindi).
Centro storico. È certamente la situazione più critica. Nei cantieri di piazza della Chiesa Nuova, piazza Venezia, via Cesare Battisti e piazza Sant’Andrea della Valle le attività di scavo sono ferme o proseguono a rilento in attesa che le due Sovrintendenze (monumentale e archeologica) decidano «sulla demolizione e/o smontaggio» delle «murature individuate subito al di sotto della pavimentazione stradale» e che impediscono ulteriori scavi. Reperti che il comunicato definisce «strutture post-antiche poggiate su un pavimento romano di epoca imperiale a grandi lastre», aggiungendo però che la Sovrintendenza ha disposto lo «smontaggio con documentazione e il recupero dei soli materiali di pregio». In ogni caso il termine di marzo 2007 sembra a dir poco ottimistico. Piazza Pasquale Paoli (stazione San Pietro): altro cantiere bloccato in seguito al ritrovamento di una pavimentazione in selciato del sistema del Tevere, precedente alla realizzazione degli argini. Dopo la consegna della documentazione topografica si attende ora il nullaosta a proseguire. Via S. Stefano Rotondo: le difficoltà di posizionamento delle aree di scavo hanno determinato il rinvio a gennaio 2007 del progetto e l’apertura del cantiere.
«Roma deve fare i conti con l’archeologia», aveva dichiarato Veltroni a luglio. Un’affermazione che, a distanza di tempo, per il sindaco ha sempre più il sapore di una profezia che si autoavvera.