Metro C: tempi lunghi e costi più alti per la moltiplicazione dei sondaggi

Per ordine della sovrintendenza archeologica si continua a scavare Le stazioni della tratta centrale della linea sono ad alto rischio

Una marcia a vista, con il guidatore che procede al buio senza poter prevedere gli ostacoli che gli riserverà la strada, obbligato a cambiare continuamente il percorso. A distanza di mesi dall’apertura dei cantieri, sembra sempre più questa la situazione della futura metro C, almeno nelle sue tratte centrali (Clodio/Mazzini-Venezia e Venezia-San Giovanni). Ora la conferma arriva, seppur nascosta tra le righe, anche dai bollettini sull’avanzamento dei lavori pubblicati sul sito internet di «Roma metropolitane». Notiziari che sono tornati a essere disponibili dopo una prolungata assenza coincisa, lo scorso marzo, con la notizia del probabile spostamento della fermata «Venezia» in seguito al ritrovamento di importanti reperti archeologici.
Sull’ultimo report, aggiornato al 30 aprile, si legge: «Nei seguenti siti di indagine archeologica è in corso il ripristino delle aree, che sarà ultimato entro il 10 maggio prossimo: piazza P. Paoli (prima fase), piazza S. Andrea della Valle, via Cesare Battisti, giardini di via Sannio. A piazza Paoli (stazione San Pietro) è imminente l’avvio di una seconda fase di scavi sul lato opposto della piazza, di fronte al bar “Mela Stregata”. Anche per quest’ultimo cantiere in sintesi, è emersa la necessità di operare nuovi scavi oltre a quelli inizialmente previsti. Ma veniamo a due delle stazioni più a rischio, «Venezia» e «Chiesa Nuova»: «Procedono le ricerche con scavi archeologici - continua il notiziario - nei siti di piazza della Chiesa Nuova (dove la Sovrintendenza ha chiesto lo scavo di una nuova trinca), piazza Venezia, piazza Madonna di Loreto (dove la Sar ha chiesto un nuovo scavo), via dei Fori Imperiali-Vittoriano (dove è in corso lo scavo di una trinca aggiuntiva nel cantiere esistente e di un’altra nell’area del parcheggio dei consiglieri comunali), stazione Colosseo». Nuove «trinche» (sezioni di scavo) quindi anche a Chiesa Nuova e a piazza Venezia, sempre più simile a una gruviera, considerando i sondaggi già in corso sotto il Campidoglio. La Soprintendenza - ed è questa la novità - dopo averlo preso in consegna, ha restituito a Roma Metropolitane il cantiere nel quale è stata rinvenuta la famosa imponente vetreria di età tardo-medievale, che ha messo seriamente a rischio il futuro della stazione oltre che il previsto nodo di scambio con la linea D.
«Se si continua a improvvisare e ancora non si ha, come in questo caso, una precisa definizione delle stazioni e del tracciato - commenta un esperto - non è possibile procedere con il progetto esecutivo. Senza contare i costi aggiuntivi che ogni giorno di lavoro in più comporta»: considerando come numerosi cantieri archeologici avrebbero dovuto chiudersi tra novembre 2006 e (al più tardi) marzo 2007, lo spreco economico è facilmente intuibile. E così, mentre nuvoloni neri si addensano anche sul futuro della stazione «Colosseo» e soprattutto del vicino Museo archeologico (dove verrebbero collocati i reperti rinvenuti durante gli scavi), dentro Roma Metropolitane cresce il timore di rimanere con il classico cerino in mano nel caso di un clamoroso flop della tratta centrale, pagando così per tutti gli errori strategici compiuti originariamente altrove.