Metro, dimenticato lo studio-rischi

La Metro B1 non finisce di stupire. Dopo i 14 mesi di ritardo dei cantieri e la fermata cancellata, l’ultima novità viene dalla delibera n. 948 del 4 agosto 2000. Ignota ai più e semi-dimenticata. Ma quel giorno di piena estate, la giunta Rutelli stanziò 134 milioni di lire all’Ati Rocksoil-Studio 80 per ricerche geotecniche, individuazione di possibili cedimenti e cavità nel terreno, studio dei rischi legati a «preesistenze» sotto il tracciato. La somma era l’ultima tranche di uno stanziamento di 13 miliardi di lire. Sette anni dopo, oggi, la fermata Nomentana della B1 viene cancellata dal Comune a causa di problemi emersi sotto viale XXI Aprile e di non meglio precisati ostacoli legati al sottosuolo, di tale natura da non consentire neppure di calcolare i ritardi e le spese necessarie. Qualcosa non quadra.
La delibera di giunta in questione porta il titolo «Metropolitana B1: piazza Bologna-Conca d’Oro. Affidamento all’Ati Rocksoil-Studio 80 Engineering. Analisi dei rischi durante le fasi costruttive dell’opera». La vicenda inizia nel ’96, quando, a seguito di licitazione privata, il Comune affida la progettazione delle opere civili lungo il tracciato della linea B1 alla Rocksoil-Studio 80 per 2.306.389.575 lire. Nel giugno ’97 la giunta estende l’incarico alla «progettazione esecutiva della linea», per un importo di 4 miliardi e 400 milioni di lire per le progettazioni, di 570 milioni di lire per le indagini suppletive, e di un miliardo 330 milioni per la progettazione, realizzazione, monitoraggio ed elaborazione dati di un pozzo di prova necessario per verificare ed ottimizzare gli interventi di consolidamento del terreno, le cui scadenti caratteristiche si erano evidenziate nelle indagini preliminari, e stimarne con precisione tipo, entità e costi». In totale 7 miliardi 497 milioni di lire, Iva compresa.
È l’inizio di una raffica di delibere. Tutte di importi ragguardevoli. Il 21 luglio ’98 la giunta (delibera n. 2.636) autorizza «ulteriori indagini geognostiche per approfondire le risultanze del pozzo di prova», spesa 679.463.855 lire. Il 29 dicembre 98 una nuova delibera (la n. 5.124) autorizza l’Ati ad eseguire le indagini archeologiche richieste dalla sovrintendenza nelle aree delle stazioni Annibaliano e Conca d’Oro, spesa 142.703.353 di lire. Il 14 maggio ’99 la delibera n. 1.111 autorizza ulteriori indagini geotecniche, importo 181.880.505 di lire. Siamo lontani dall’epilogo, però. Nonostante Badaloni abbia già approvato il progetto esecutivo dell’opera, la giunta Rutelli (delibera n. 2.450) affida alla Rocksoil-Studio 80 la ricerca di assoggettabilità alla Via (verifica di impatto ambientale), costo 671.040.000 di lire. Il 23 maggio 2000 una transazione con il Comune attribuisce altri 1.765.296.001 lire all’Ati. Si arriva così a 13.243.773.289 lire a saldo del quadro economico.
Ad agosto 2000, infine, con la citata delibera n. 948, il Comune «rappresenta all’Ati la necessità – in considerazione della particolare tipologia dei lavori in prossimità di piazza Bologna e lungo le direttrici viale XXI Aprile e viale Libia – di disporre di uno specifico «documento di analisi dei rischi inerenti le fasi costruttive dell’opera». In particolare la ricerca deve comprendere: «Analisi e caratterizzazione del contesto geotecnico; individuazione dei possibili rischi; censimento dei fabbricati e delle opere interferenti con la linea e le stazioni. Con la delibera, 134.640.000 lire di costo, il totale degli affidamenti alla Rocksoil sale a L. 13.378.413.289. Di quello studio, di quei documenti, di quelle analisi, che ne è?