Metro A, «frequenza permissiva»

Attesa di 25 minuti sulle banchine: oltre al danno, la beffa della mancanza di qualsiasi informazione agli utenti

«Rosso permissivo»: quest’ossimoro che è riecheggiato spesso nelle cronache successive all’incidente di più di un mese fa nella fermata «Vittorio Emanuele» della linea A della mnetropolitana era giustificato, secondo i responsabili di Met. Ro., dal numero eccessivo di convogli in servizio. La spiegazione, in parole povere, era la seguente: siccome la frequenza delle corse è elevatissima, cioè un convoglio ogni 90 secondi, può capitare che un treno trovi il semaforo rosso. In questo caso la centrale operativa dà il permesso di superare il segnale luminoso di stop purché il macchinista proceda «a vista», cioè a velocità ridotta. Un convoglio ogni 90 secondi? Ma ne siamo proprio sicuri? Ieri mattina, per esempio, sulla linea A (direzione Anagnina-Battistini) dalle 9.30 c’è stato un «black-out» di oltre 25 minuti. Un’attesa moltiplicata per quasi trenta corse perse. Si dirà: ma le frequenza di 90 secondi è un dato teorico. Bene. Ammettiamo che sia ragionevole un’attesa di tre minuti (cioè il doppio di quello che dice Met. Ro.). Nel caso specifico, cioè ieri mattina, il disservizio si è protratto per oltre otto corse. Per giunta, il primo convoglio, transitato alle 9.52 dopo il «black out», era fuori servizio e non ha effettuato fermate. La causa? Boh... Le migliaia di persone in attesa sulle banchine hanno dovuto attendere le 9.55 per prendere il primo treno in servizio. O, meglio: quelli che sono riusciti a infilarsi nei vagoni nonostante la calca infernale. Ma oltre al danno del disservizio, c’è stata anche la beffa dell’assoluta mancanza di informazione agli utenti. Durante i 25 minuti di attesa molte persone si chiedevano il motivo di tanto ritardo: un nuovo incidente? Oppure il solito guasto elettrico? Un’agitazione improvvisa del personale? Nulla di tutto ciò. Almeno questo è quanto si può dedurre dal fatto che gli altoparlanti hanno continuato a diffondere una simpatica musica soft inframmezzata, di tanto in tanto, da improbabili notiziari in lingua romena o polacca. E a bordo della metropolitana la mancanza di informazione è la regola: sui video delle nuove vetture Caf scorrevano immagini in bianco e nero di attori americani degli Anni Cinquanta con la scritta «Le stelle son tornate» e il logo della Festa del cinema (tra l’altro tenutasi nello scorso ottobre). Alla fermata «Spagna» il personale Met. Ro. non ha neppure risposto alle domande degli utenti inviperiti. Ma appena fuori la stazione c’erano un pullmino dell’azienda di trasporto con gli operai e una squadra di vigili del fuoco che se ne stava andando.