La metro gialla arriverà fino a Paullo

Siglato l’accordo di programma per la realizzazione della «Brebemi»

La metrò gialla non si fermerà a San Donato. Il nuovo capolinea sarà a Paullo. Parola del ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro che immagina una metropolitana non più solo «milanese». Non si conoscono ancora i tempi e i modi del progetto. Quello che è certo è che non è stata solo una boutade politica. «In questo modo - spiega Di Pietro - è possibile rendere più vivibile Milano facendo uscire il sistema delle metropolitane da Milano. In questa legislatura il mio ministero vuole impegnarsi a privilegiare le risorse, quelle poche che ci sono, per lo sviluppo del trasporto rapido di massa all'interno delle grande aree metropolitane». Dei finanziamenti per l'allungamento fino a Paullo della linea tre Di Pietro per ora non parla. Ma assicura che già il Comune sta lavorando a una proposta e che già in finanziaria «è stato stanziato qualcosa» mentre il resto sarà fatto di anno in anno.
L'occasione per parlare di metropolitane è stato l'incontro di ieri in regione Lombardia per firmare l'accordo di programma per la realizzazione della Bre.be.mi. l'autostrada che collegherà Milano e Brescia passando per Bergamo. «La firma di oggi - commenta Formigoni - è il frutto di un intensissimo lavoro condotto negli ultimi mesi e ci permette di segnare una tappa decisiva per la realizzazione di questa opera». Secondo Regione Lombardia la necessità di portare a compimento tutte le opere infrastrutturali - Pedemontana e Tem innanzitutto insieme a Bre.be.mi. - è testimoniata anche da un dato: mentre in Spagna ci sono 237 km di autostrade ogni milione di abitanti, in Italia ce ne sono 111 e in Lombardia solo 59. Soddisfatto Pietro Ciucci, il presidente di Anas che possiede al 50% con Infrastrutture Lombarde Cal (l’ente concedente): «Oggi abbiamo la conferma della validità di Cal e della capacità di capitalizzazione del lavoro fatto da Anas».
Da parte di Di Pietro una nota critica sulla decisione di Autostrade per l'Italia di uscire dalle società che hanno la concessione per costruire la Bre.be.mi e la Pedemontana: «La verità - spiega - è che si erano messi dentro per non farle. Avendo il monopolio delle strade in Lombardia hanno voluto impedire ad altre realtà autostradali di crescere». L'uscita quindi dimostrerebbe «che dal primo momento hanno giocato con le concessionarie. Sono soci, in alcuni casi anche da 15 anni, di concessionarie che dovevano fare strade e nel momento di farle si tirano fuori».