Metro, gli utenti pretendono garanzie

Omar Sherif H. Rida

In fondo c’era da aspettarselo. E anzi, per chi ne conosce bene le strategie mediatiche e di visibilità, l’attesa era diventata quasi spasmodica. Così, quando ieri mattina il sindaco Veltroni ha nuovamente rilanciato sul futuro del sistema metro capitolino, sorprendersi è sembrato quantomeno inopportuno. Dopo il grave incidente alla fermata di piazza Vittorio, dopo il ripetersi dei guasti sulle linee A e B - l’ultimo dei quali giovedì tra Colosseo e Cavour - ieri il primo cittadino, durante il sopralluogo ai cantieri della metro C in via dei Fori Imperiali, è tornato a parlare di sicurezza: «Può capitare che un treno si fermi, che ci sia un calo di tensione ma i dispositivi di sicurezza sono assolutamente funzionanti». Anche l’assessore Calamante ha cercato di tranquillizzare gli utenti, ma i continui guasti hanno indotto l’Adoc a chiedere un «monitoraggio costante e attento sulla stato di servizio dei trasporti, anche coinvolgendo i cittadini-consumatori».
Poco tenero nei confronti della giunta capitolina perfino Fabio Nobile, segretario dei Comunisti italiani di Roma e capogruppo del Pdci in Consiglio comunale: «Occorre fare il punto della situazione sulla qualità e sulla sicurezza di questo importantissimo segmento di trasporto pubblico della Capitale, compreso un serio discorso sui turni ed i ritmi di lavoro dei macchinisti. Non c è tempo da perdere. È troppo vivo il ricordo di quanto è accaduto non più di dieci giorni fa che basta un nonnulla e si acuisce, giustamente, la paura dei passeggeri della metropolitana. Una città moderna non può tollerare questo clima di sfiducia intorno al trasporto pubblico».
Veltroni, ovviamente, preferisce spostare l’attenzione sui progetti per il futuro: «Nel febbraio 2011 saranno aperte 21 stazioni della metro C, nel tratto Pantano-San Giovanni, con un anno e mezzo di anticipo. Nel frattempo sarà completata la B1 nel periodo previsto: fine 2010-inizio 2011». Come sarà possibile? «Sarà il Cipe - ha continuato il sindaco - che dovrà deliberare l’ulteriore completamento, avendo deliberato già il finanziamento in corso. Ma questo è già quanto abbiamo concordato col ministro Di Pietro e stiamo cercando il modo per anticipare queste risorse. In ogni caso le troveremo». E poi ancora: «A Roma si farà la metro archeologica. In questa città la metro serve per salvaguardare la bellezza che c’è sotto e per consentire ai cittadini di viaggiare rapidamente. Come la stazione del Louvre a Parigi, così da far vedere mentre si viaggia la bellezza del nostro patrimonio». Eppure non è tutto oro quel che riluce, almeno secondo Paolo Leoni, docente di Sistemi di trazione alla facoltà d’Ingegneria della Sapienza e consigliere d’amministrazione di Roma Metropolitane. «Il tratto Pantano-San Giovanni - spiega Leoni - è quello più facilmente realizzabile perché si sovrappone in larga parte alla già esistente Roma-Pantano, che già l’ex assessore alla Mobilità Walter Tocci inaugurò presentandola come la nuova linea C. Senza contare che il flusso di persone della periferia sud-est-Centocelle, Alessandrino ecc. - andrebbe inevitabilmente a riversarsi su un nodo già al collasso come quello di Termini, con conseguenze facilmente immaginabili». Le note dolenti arrivano in relazione al tratto successivo, San Giovanni-Clodio, quello cioè della veltroniana «archeo-metro». «Non è casuale - sottolinea Leoni in riferimento al possibile ritrovamento di reperti storici - che originariamente questo tratto avrebbe dovuto essere terminato già per il Giubileo del 2000: se non si è realizzato neanche un centimetro di galleria un motivo ci sarà. Altro che metro archeologica». E anche per la B1 le prospettive non sono migliori. «La nuova legislazione sullo smaltimento dei materiali di scavo - conclude Leoni - avrà come effetto quello di dilatare tempi di realizzazione e costi».