La metropolitana sceglie l’arte

Al ballo delle debuttanti, tutto pizzi e valzer, ha preferito l'arte contemporanea. Nata a Brin nel '90 con un padrino d'eccellenza come Renzo Piano, la metropolitana di Genova ha iniziato ieri a festeggiare i suoi 18 anni insieme a Erik Ortelli e Mauro Martini. Genovesi, benché vita ed esperienze artistiche li abbiano condotti spesso all'estero, hanno realizzato a quattro mani una «Visione Metropolitana», nella stazione di De Ferrari, che si offre allo sguardo attraverso tanti piccoli oblò. Schede madri e tessere luminose, invece di arricchire le già sterminate lande degli scarti di una tecnologia sempre più insaziabile, danno vita a un'articolata struttura modulare, che con la complicità della luce di Wood svela un inatteso skyline. Nessuna guglia o pinnacolo, ma una città di luci contemporanea, regalata ai passeggeri al suono di «MetroArt». E se già Amt aveva incrociato le rotte di Giuliana Traverso nel 2007, la presentazione di quest'opera (visibile fino al 31 marzo) potrebbe essere l'inizio di una stagione genovese di arte in metropolitana. D'altronde, i precedenti illustri non mancano: dalla costruzione di stazioni d'autore alla collocazione di opere d'arte e alle strutture che coniugano entrambe, il passaggio obbligato in metropolitana è spesso foriero di un'esperienza estetica a diverse latitudini. Dall'Art Nouveau della metropolitain parigina di Guimard ai mosaici della tube londinese, dagli impianti monumentali di Mosca e San Pietroburgo alle moderne stazioni firmate da architetti ed artisti - basti pensare a Napoli con Aulenti, Mendini, Rotella, Paladino, ecc. - la metropolitana è stata e continua a essere teatro di progetti e sperimentazioni volte a donare al quotidiano un valore estetico oltre che funzionale.
L'augurio è che Genova, quindi, continui a non mancare all'appello.