Mettete a Cucci il Dalai Lama

C i sono in giro delle malignità su Italo Cucci: qualcuno infatti dice che il direttore con la barbetta lavori in Rai non solo per la sua estrema competenza. Per avere una smentita basterebbe vedere la trasmissione olimpica che chiude le giornate a 5 cerchi della tv di Stato. Venerdì sera, ad esempio, Cucci ha dimostrato tutta la sua conoscenza del mondo a 360 gradi - e, se possibile, anche oltre - prendendo una netta posizione sulla questione Tibet. Insomma, altro che censura, Cucci ha parlato e, peraltro, ha parlato chiaro: «Io non capisco: una personalità come il Dalai Lama non può dire una cosa del genere».
Già, infatti, il Nostro ce l’aveva con Sua Santità, colpevole di aver detto che il regime cinese aveva ucciso 140 suoi connazionali a Lhasa per poi precisare di non aver mai fatto cifre: «Io proprio non capisco - continuava a tormentarsi Cucci -. Prima di sparare certe notizie bisognerebbe conoscere le cose. Noi che siamo qui a Pechino, se fosse successo, l’avremmo saputo». Per convincerlo non è servito neppure l’intervento della conduttrice Ivana Vaccari («Ma Italo, non è che noi qui abbiamo il polso della situazione di tutto il Paese»), perché Cucci ormai era lanciato: «La settimana scorsa in Cina si è tenuto un convegno sulle minoranze, ma nessun media ha pensato di pubblicare la notizia!». A questo punto i soliti maligni di cui sopra hanno fatto presente che in quel momento a Pechino erano le 5 del mattino e che forse Cucci era un po’ stanco. Ma invece la verità è una sola: il Dalai Lama, prima di dire certe cose, s’informi. Accidenti Santità: chiami Pechino, no?