Mettetevi comodi,

In Triennale una mostra celebra la storia della più famosa industria del mobile italiano: la vera «casa» del design del ’900

A dare una risposta a «Che cos’è il design italiano?» ci prova la mostra inaugurale del nuovo Museo del Design dal titolo Made in Cassina (dal 16 aprile al 7 settembre), la prima esposizione temporanea ospitata alla Triennale di fronte a quella permanente, che fa il punto sull’attività dei designer italiani ed esteri i quali, attraverso oltre cento modelli nati da una personale ed irripetibile relazione con Cassina, hanno reso unica nel mondo la sua produzione.
La mostra - curata da Giampiero Bosoni con l’allestimento di Ferruccio Laviani - è un viaggio culturale nella più celebre industria del mobile italiano per questa intensa collaborazione con i designer, che costituisce il fattore alla base del suo successo, e l'intento dell’esposizione è quello della proiezione verso il futuro, attingendo al patrimonio del passato. Stiamo infatti parlando di creazioni di Gio Ponti, Afra e Tobia Scarpa, Alberto Rosselli, Angelo Mangiarotti, Theodore Waddell, Andrea Branzi, Toshiyuki Kita, Achille Castiglioni, Philippe Starck, Piero Lissoni, Jean Marie Massaud, Jehs e Laub, Mario Bellini e molti altri suddivisi in varie sezioni della mostra curate da Aldo Bonomi, Omar Calabrese e Marco Meneguzzo. Tra le opere esposte «I Feltri», serie di sedie disegnate da Gaetano Pesce interamente realizzate in feltro di lana, e il divano «Hilly», per il quale Achille Castiglioni prese spunto dalla linea delle colline. Accanto a questi «pezzi» storici, alcune opere della collezione «I Maestri», che raccoglie riproduzioni in esclusiva mondiale di mobili disegnati da alcuni grandi dell’architettura e del design del XX secolo, come la sedia in ciliegio «Zig Zag» di Gerrit T. Rietveld o altre meraviglie di Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Charles R. Mackintosh, Gunnar Asplund, Carlotte Perriand e Franco Albini del quale è possibile ammirare «Tavolo a cavalletto», «Il cicognino», «Luisa», «Libreria PL16».
Base di partenza per l’elaborazione della mostra e del volume edito da Skira (curato dallo storico del design Giampiero Bosoni, raccoglie in circa 350 pagine e 450 immagini la storia dell’azienda) è la collezione dell’Archivio Storico Cassina, che raccoglie circa 500 oggetti e costituisce la memoria documentata dei prodotti dell’azienda: non solo degli arredi entrati in produzione, ma anche dei relativi modelli di studio, degli stampi per la loro realizzazione e di prototipi di ricerca, testimonianza della volontà di formulazione di progetti esplorativi sia dal punto di vista tecnico che formale e tipologico. Nata a Meda nel 1927 per iniziativa dei fratelli Cesare e Umberto Cassina, la celebre azienda di mobili iniziò negli anni ’30 la produzione di salotti ma negli anni ’50 con la nascita del design italiano si allargò a tutte le tipologie di arredo. In quegli anni Cassina curò l’arredamento anche di 58 navi, tra cui l’Andrea Doria, la Raffaello, la Michelangelo, la Costa. «Il nostro archivio storico raccoglie già di per sé 500 oggetti, documentazioni, disegni e schizzi preparatori, tecniche di comunicazione e di immagine dell’azienda», spiega il presidente di Cassina, Giuliano Mosconi.
A Meda, in Brianza, sono passati tutti i più noti design che seguivano per filo e per segno le loro creazioni, come Gio Ponti che per la «Superleggera» sostò in falegnameria 12 settimane per accertarsi che l’incollaggio generale fosse a pennello e che, finita con paglia di Chiavari, pesasse non più di un chilo e 700 grammi. La stessa cosa la fece Castiglioni per il divano «Hilly», Parisi per «Ico», Magistretti per «Maralunga».
Made

in Cassina
Triennale

Dal 16 aprile al 7 settembre
Info: 02.724341