Metti una sera al Sistina in mezzo agli squali

Alessandra Miccinesi

Raggi laser color alga trafiggono l’aria in platea satura di profumi e vapori. Nel buio un’atmosfera ovattata accarezza lo spettatore che galleggia in un silenzio di bolla trafitto da bagliori intermittenti. Le luci sembrano raggi che sondano le profondità marine. Per un attimo ci dimentichiamo di essere sulla terraferma, comodamente seduti a teatro finché sul gigantesco widewall in proscenio, una volta sparite dietro le quinte le quattro ballerine-pesce, non si materializza una sagoma inconfondibile: lo squalo. Non è uno spezzone cinematografico tratto dal thriller di Spielberg, né un documentario teatrale. Soprattutto non è un florilegio di effetti speciali fine a se stesso (partecipa alla realizzazione dello show il team del celebre mago David Copperfield). Squali spettacolo multimediale ad alto impatto visivo, sonoro, e olfattivo, scelto da Pietro Garinei per inaugurare la stagione 2006/07 del Sistina, è qualcosa di più. È parabola di vita, voglia di libertà, inno alla trasgressione e alla sensualità, messaggio ambientalista. Tecnicamente è una sintesi di diverse esperienze artistiche, spiega l’autore e interprete Alberto Luca Recchi (debuttante assoluto in teatro), perché utilizza il linguaggio del cinema e della tivù (il regista è Duccio Forzano), della coreografia, e della musica (l’autore è Massimo Nunzi, Vincenzo Incenso firma i testi delle canzoni in italiano) per applicarli all’immediatezza dello spettacolo dal vivo con effetti speciali rivoluzionari. Brividi assicurati, insomma.
«Squali sarà la sorpresa dell’anno. Pietro credeva molto in questo show - confessa Enzo Garinei, direttore artistico del Sistina insieme con Longoni e Cason, commosso nell’aprire la prima stagione orfana del patron Garinei -. Con la morte di Pietro si è spento un faro: lui è insostituibile, faremo del nostro meglio grazie all’aiuto di amici vecchi (Fiastri, Landi, Montesano) e nuovi». Tra i nuovi amici teatranti, per l’appunto, c’è Recchi, giornalista e apprezzato documentarista, che da un ventennio racconta per immagini la vita subacquea. La sua passione? I giganti del mare. Balene e squali con cui ha fatto «amicizia» qualche lustro fa durante una caccia d’aragoste in mezzo al Pacifico. «Mi sono ferito a un braccio in immersione e ho cominciato a sanguinare. Dietro di me, all’improvviso, è apparso uno squalo - ricorda Recchi, interprete della commedia-musical scritta con Paola Conte -. Pensavo di essere spacciato, invece sto qui a raccontarlo: quell’esperienza ha cambiato la mia vita. È la paura atavica di finire vivi nella pancia di un animale a farci credere che gli squali siano killer». Lo spettacolo, interpretato anche da Beatrice Luzzi, Carlo Ragone, Tony Allotta, Pier Maria Cecchini e la cantante Giulia Ottonello (la sirena: voce duttile da soprano spinto con tonalità più calde), racconta una storia vera.
«Quella di un uomo come me - spiega Recchi - ex manager di una grande azienda che trasforma il suo hobby, fotografare pesci, in un sogno». Nel farlo l’uomo stravolge le dinamiche familiari, ma non riesce a sottrarsi alla forza di realizzare la sua visione. Si replica fino al 5 novembre.