«Metto in scena la storia del tango fra poesia, danza e racconti»

L’autore di «Sentimentango», oggi al Teatro della Verdura, racconta le origini del ballo argentino più amato in Italia

Viviana Persiani

Passione, ritmo e poesia a tempo di tango; stasera, al Teatro di Verdura, gli appassionati di questa danza argentina potranno scoprire i mille segreti che si celano dietro questo suggestivo genere di ballo popolare, assistendo a Sentimentango. Presentato da Tango en Dos, lo spettacolo è nato dalla passione creativa di Mario Chiodetti che, nei panni del tenore, sarà, al fianco del soprano Monica Della Vedova, una voce accompagnata dalle melodie di fisarmonica, violino e pianoforte. «È vero - dichiara Chiodetti - lo spettacolo è stato inventato da me creando un mix tra poesia, musica, danza e racconti».
In che senso parla di poesia?
«Esiste un'autentica letteratura nata attorno al tango. E nel corso dello spettacolo saranno declamati da Silvia Sartorio brani di poeti e scrittori come Jorge Luis Borges, Pedro Orgambide ispirati dal tango per romanzi, racconti e raccolte poetiche».
Come si sviluppa lo spettacolo?
«Si ripercorre la storia del tango, dai tempi di quello strumentale, nato a fine ’800, all'arrivo in Europa, intorno al 1913, fino all'epoca d'oro, negli anni ’40, quando grazie alla voce di Carlos Gardel nasce il tango cancion. Dopo questo boom, torna alle origini strumentali, anche se la costante della sua indiscussa popolarità non è mai venuta meno. La parte musicale si compone di 16 brani tra i più classici e i meno conosciuti, e di parti musicali danzate da Alejandro Angelica e Alessandra Rezzotti».
Ha dovuto fare una ricerca approfondita?
«Certamente; mi piace andare a scoprire chicche nelle biblioteche, setacciando materiali poco conosciuti, spulciando i mercatini. È da oltre vent'anni che conduco queste operazioni di ricerca alla scoperta di elementi inediti».
Anche oggi il tango è popolare?
«Assolutamente sì. Ne è la prova il folto pubblico che ci segue così come i tanti appassionati di tango che si cimentano nei corsi. Il pubblico poi si dimostra sempre entusiasta e curioso di sapere dove vado a scoprire musiche e testi protagonisti del mio lavoro».
È difficile mettere in scena uno spettacolo così concepito?
«Impegnativo, sì, ma poiché lavoro con un gruppo affiatato gli spettacoli che presentiamo ci nascono praticamente addosso».
Questo è il suo stile di lavoro?
«Sì, non a caso ho in cantiere altri spettacoli del genere; faccio, ad esempio, un omaggio alla Belle Epoque dal titolo Memorie di una sciantosa, un lavoro che prende spunto da un testo di fine Anni Dieci, una sorta di rivisitazione del Cafè Chantant, con delle coreografie molto suggestive e dei vestiti d'epoca. Il percorso del mondo del tango termina con l'esecuzione di alcune delle opere più celebri di Astor Piazzola e Luis Rizzo».