Mettono il bavaglio a Vittorio Feltri per tre mesi La solidarietà della politica: una scelta faziosa

Altro attacco alla libertà di stampa: sospensione di tre mesi dopo il caso Boffo. Feltri: &quot;Quando le cose le facciamo noi è dossieraggio, se le fa <em>Repubblica</em> va tutto bene&quot;. Paolo Berlusconi: &quot;Vogliono colpire una voce libera&quot;. La solidarietà della politica, <strong><a href="/interni/feltri_solidiarieta_mondo_politico_la_russa_e_stata_scelta_politica/gelmini-bavaglio-feltri-larussa/12-11-2010/articolo-id=486460-page=0-comments=1">La Russa: &quot;E' stata una scelta politica&quot;</a></strong>. L'editoriale: <strong><a href="/interni/ci_vogliono_far_tacere_non_ci_riusciranno/12-11-2010/articolo-id=486418-page=0-comments=1" target="_blank">Ci vogliono far tacere</a></strong> di <em>A. Sallusti</em><br />

Roma - L'Ordine dei giornalisti imbavaglia Vittorio Feltri. Ancora un attacco contro le voci libere della stampa. Il Consiglio dell'Ordine nazionale dei giornalisti ha sospeso per tre mesi il direttore editoriale del Giornale. L'Odg ha ridotto da sei a tre mesi la sospensione inflitta dall’Ordine della Lombardia a Vittorio Feltri per il caso Boffo.

Bocciate le prime due proposte La fazione del Consiglio che ha sostenuto le ragioni di Feltri ha avanzato prima una richiesta di commutare in una semplice censura la sospensione di sei mesi irrogata dall’Ordine lombardo. Bocciata nel voto quella, è stata avanzata una nuova proposta di ridurre la pena a due mesi. Dopo che anche questa votazione non aveva avuto esito positivo, è stata messa ai voti l’ipotesi di un dimezzamento della sanzione a tre mesi: il Consiglio si è spaccato, con 66 favorevoli alla riduzione e 66 contrari ed ha quindi prevalso la tesi più favorevole all’imputato.  

Feltri: "La maggioranza del consiglio mi era ostile" "Non mi aspettavo niente di meglio": è questa la prima reazione di Vittorio Feltri alla notizia della riduzione, da parte del Consiglio dell'Ordine nazionale dei giornalisti, da sei a tre mesi della sospensione inflitta dall’Ordine della Lombardia. "D'altronde - commenta Feltri -, si era visto subito che la maggioranza era ostile, così come peraltro accaduto a Milano". 

"Se le cose le facciamo noi è dossieraggio" "Avevo fatto la rettifica sul caso Boffo come previsto dalla legge, cos’altro dovevo fare?" si chiede retoricamente Feltri che poi ribadisce: "quando le cose le facciamo noi è dossieraggio, se le fa Repubblica va tutto bene. Qualche giorno fa D’Avanzo ha fatto il nome di Ruby quando era ancora minorenne, esiste la Carta di Treviso eppure non è successo niente". In fondo, osserva, "è una condanna alla disoccupazione, anche se solo per poco. D’altronde l’Ordine c’è e fa quello che vuole, bisogna assoggettarsi". Il direttore editoriale del Giornale smentisce anche le voci di incomprensioni con Alessandro Sallusti, direttore responsabile del quotidiano. "Sono tutte sciocchezze, totalmente inventate - dice Feltri -: non c’è neanche uno spunto per una cosa del genere, neanche una discussione. Queste voci mi hanno lasciato interdetto".  

"Se sbaglia Repubblica non se ne accorge nessuno" "Gli errori li fanno tutti in questo mestiere, ma se Repubblica sbaglia 50 volte nessuno se ne accorge. Se succede a noi è una tragedia": lo ha detto Vittorio Feltri in una pausa della riunione del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, poco prima che l'ordine decidesse sulla sua sospensione. La richiesta era stata proposta nel marzo 2010 con una sentenza dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Per Feltri, che stamane ha spiegato la sua posizione ai vertici nazionale dell’Ordine, rispondendo alle domande dei consiglieri assistito dal suo avvocato, "qualunque giornalista dovrebbe capire queste cose. Io ho pubblicato la rettifica". Rettifica che è stata pubblicata il 4 dicembre 2009. Nel maggio 2010, Feltri ha fatto ricorso contro la sentenza dell’Ordine della Lombardia, chiedendo l’annullamento, la revoca o una riforma del provvedimento, chiedendo anche la sospensione della sanzione. "Ho detto di essere iscritto all’ordine da 43 anni e da 25 anni sono direttore - ha spiegato il giornalista - Ma in tutta la mia carriera sono stato censurato una volta. Auguro a tutti di non trovarsi nella mia situazione. La disoccupazione, anche temporanea, non mi sembra una cosa civile". E ancora: "Facciamo le lotte per la libertà di stampa... ma ora facciano come vogliono, che devo fare?".

Paolo Berlusconi: "Piena solidarietà" Paolo Berlusconi, editore de il Giornale, esprime la piena e incondizionata solidarietà a Vittorio Feltri, ingiustamente colpito da una sentenza di sospensione dell’Ordine dei giornalisti. Ancora una volta si cerca di colpire una delle poche voci libere e autorevoli del paese, con sanzioni che non vengono sistematicamente applicate per casi analoghi, a volte addirittura più gravi, relativi ad altri giornalisti e mezzi di informazione. L’editore conferma la totale fiducia a Vittorio Feltri, certo che lo stop forzato non intralcerà il percorso comune, iniziato già da più di un anno, a sostegno e rilancio della testata Il Giornale". È quanto si legge in una nota. 

Pdl: "Per Feltri è una medaglia" Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, esprime a Vittorio Feltri "solidarietà totale": "La sanzione che subisce è una medaglia per lui, e una vergogna per l’Italia". Solidale anche l'onorevole Melania Rizzoli: "Come già preannunciato, messo il bavaglio a Vittorio Feltri, unica voce libera e coraggiosa del panorama giornalistico italiano. Inquietante il tempismo della sospensione inflitta dall’Ordine dei giornalisti, provvedimento che ha un significato chiaramente politico nel momento più evidente di assedio al presidente Berlusconi".

Lettera 22: "Strabismo ideologico" "Il provvedimento salomonico con cui il consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti ha sospeso per tre mesi Vittorio Feltri è l’ennesima dimostrazione dello strabismo ideologico con cui la politica e il giornalismo italiano intendono la libertà di stampa". È quanto dichiara l’Associazione Lettera22. "Il Cnog ha sì mitigato il provvedimento dell’ordine della Lombardia, che aveva sanzionato Feltri con sei mesi di sospensione (peraltro, spaccandosi a metà tra "falchi e colombe"), ma non ne ha mutato la sostanza. Ci risulta davvero difficile comprendere come, l’unico giornalista italiano ritenuto passibile di un provvedimento disciplinare per ciò che ha scritto e fatto scrivere sia l’ex-direttore de Il Giornale in un Paese nel quale le "macchine del fango" mediatiche maturano a ritmo stacanovistico e soprattutto in una direzione (da sinistra verso destra, per intenderci)"