Mez, l'avvocato Bongiorno: "Sollecito incastrato"

Il legale di Raffaele Sollecito: la ricostruzione accusatoria &quot;ha il sapore dell'opera incompiuta dove manca la parte essenziale&quot;. Poi cita una canzone di Endrigo. E dice: &quot;Raffaele 'allegatino' di Amanda, l'Amelie di Seattle&quot;. Sul delitto &quot;niente movente per il mio assistito&quot;. <strong><a href="/video/arringa_avvocato_bongiorno/id=bongiorno_arringa_sollecito">Guarda il video
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Perugia - Qualcuno ha già parlato di "arringa show". Ma l’avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito nel
processo per l’omicidio di Meredith Kercher davanti alla Corte d’assise di Perugia, sta facendo soltanto il proprio lavoro.
Accanto a lei il giovane pugliese accusato del delitto insieme ad Amanda Knox. In aula anche il padre di Sollecito, Francesco. Presenti anche i due imputati. La Bongiorno prova a smontare il castello accusatorio della procura. Dice che è provato che Raffaele e Guede non ci conoscessero nemmeno. E che il suo assistito è "stato incastrato". Poi ironizza su di lui definendolo un "allegatino silenzioso" di Amanda. Sottolineando così che è lei, la ragazza americana, la vera protagonista del processo. E il movente del delitto a carico di Sollecito? La Bongiorno si dice sicura: "Non esiste. Perché avrebbe dovuto ammazzare Meredith?".

Bongiorno: l'opera incompiuta La ricostruzione accusatoria "ha il sapore dell’opera incompiuta
dove manca la parte essenziale" ha detto l’avvocato Bongiorno, sottolineando che manca infatti la prova della conoscenza tra il giovane e Rudy Guede. "È certo che i due non si conoscevano al momento del
delitto. L’unico elemento che li lega è il capo d’imputazione".
Riferendosi a quella che ritiene l’incompiutezza della ricostruzione accusatoria, il legale
ha citato il verso di una canzone di Sergio Endrigo: "Era una casa tanto carina ma senza
tetto e senza cucina".

L'impronta insanguinata "Sollecito - ha detto ancora la Bongiorno - era vicino alla laurea e
coltivava i propri sogni ma ha inciampato in un’impronta che glieli ha strappati". L'avvocato ha
quindi parlato dell’impronta insanguinata di scarpa trovata accanto al cadavere della
Kercher attribuita inizialmente a Sollecito ma poi rivelatasi di Guede. "Raffaele - ha
sottolineato il suo difensore - è stato incastrato sulla scena del delitto dall’impronta di
scarpa, è andato in carcere per quell’impronta".
La Bongiorno è poi passata a parlare della mattina del ritrovamento del cadavere, il 2
novembre del 2007. "Sollecito - ha detto - ha dato l’allarme e ha atteso gli inquirenti su
un gradino davanti alla casa del delitto. Vi pare credibile che un assassino faccia
questo?". 

Raffaele "allegatino" di Amanda "Aaa cercasi Raffaele Sollecito.
Di lui in questo processo non si sa nulla. È un allegato di Amanda" ha aggiunto la Bongiorno. "Perfino i titoli sui giornali sono stati 'chiesto ergastolo
Amanda', come se per Raffaele ci fossero stati sei mesi con la condizionale". Il legale ha
quindi ricordato le accuse rivolte dai pm alla Knox, "mentre Raffaele non si sa bene a
cosa serva". "Lui è un allegatino silenzioso di Amanda", ha sottolineato. "Sono
costretta a parlare di lei - ha detto ancora la Bongiorno - anche se non sono il suo
difensore. E non credo - ha aggiunto con il sorriso - che riceverò alcun compenso dalla
sua famiglia".

Amanda "Amelie di Seattle" Per l’avvocato Bongiorno Amanda Knox è la "Amelie di Seattle", una ragazza che "guarda la gente con gli occhi di una
bambina, sprizza energia ed ha un approccio con la vita spontaneo ed imprudente". Il legale ha così richiamato la
protagonista del film "Il favoloso mondo di Amelie" alla quale i suoi amici paragonano la giovane americana. Lo
stesso video che la Knox e Raffaele Sollecito hanno sostenuto di avere visto nelle ore in cui Meredith veniva uccisa.
Nel corso della sua arringa la Bongiorno ha dedicato molto spazio alle dichiarazioni rese dalla Knox in questura
nella notte in cui è stata arrestata. "Ad Amanda - ha sottolineato - è stato negato il diritto al silenzio". La
Bongiorno ha poi ricordato che la Knox, venti anni all’epoca, era appena arrivata in Italia, non parlava italiano e non
conosceva le leggi. "Sembra così strano - ha chiesto riferendosi ancora agli interrogatori con la polizia - che sia caduta
in disperazione, abbia messo a verbale cose non vere e poi non abbia avuto il coraggio di cambiarle? Dovete
decifrare Amanda". Il legale ha quindi detto che la Knox è stata descritta dall’accusa come una "squartatrice". "Ma a me - ha affermato - viene difficile pensarla così. Io la penso come gli amici di Amanda e cioè che lei
guarda il mondo con gli occhi di Amelie".

Nessun movente Ha parlato di "movente che non c’ è" a carico del suo assistito la Bongiorno: "Attendo in sede di replica di sapere perchè Raffaele vicino alla
laurea e innamorato abbia dovuto partecipare al delitto di Meredith Kercher che
conosceva solo sporadicamente. Voglio sapere perché lo ha fatto".
Nel corso dell’arringa la Bongiorno ha mostrato in aula su uno schermo le immagini
dei brogliacci relativi a intercettazioni svolte dalla squadra mobile di Perugia a carico di
alcuni familiari di Sollecito con scritti alcuni commenti degli investigatori sugli stessi
congiunti, criticando il loro atteggiamento. "Chi fa le indagini - ha detto il legale - non
deve avere animosità. Come fate a dichiararli attendibili - ha aggiunto riferendosi agli
stessi investigatori - quando hanno reso le loro testimonianze sotto giuramento?".

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