In mezz’ora 200 tonnellate di bombe

Pier Luigi Gardella

È ancora vivo, soprattutto tra chi allora abitava il centro di Genova, il ricordo di quel terribile mattino di sessantacinque anni fa, quando alle 8,15 di domenica 9 febbraio si presentò davanti a Genova una formazione navale inglese, proveniente da Gibilterra. Il 6 febbraio l'incrociatore da battaglia Renown, la corazzata Malaya, l'incrociatore Sheffield e una formazione di cacciatorpediniere d'appoggio erano partiti da Gibilterra, comandate dall'Ammiraglio James Fownes Sommerville, per bombardare Genova a distanza ravvicinata. Si credeva, infatti, che in porto vi fossero delle corazzate, ferme per lavori. Era questa un'azione che rientrava nella politica che il governo britannico all'inizio di 1941, aveva intrapreso per favorire la caduta del morale italiano, per costringere così la più debole delle potenze dell'Asse, ad una pace separata.
Il bombardamento durò sino alle 9,45: piovvero sulla città 273 proiettili di grosso calibro da 15 pollici e 400 da 4,5 pollici, per un totale di circa 300 tonnellate di esplosivo. La Malaya concentrò il fuoco sui bacini, mentre la Renown ed l'incrociatore Sheffield si concentrarono sull'area industriale.
Il bilancio fu pesante: le bombe non colpirono nessun obiettivo di carattere militare, ma causarono 144 morti, soprattutto tra i civili, 227 feriti e circa 2.500 senzatetto. I danni materiali comportarono la distruzione di oltre 250 case; furono colpite la Cattedrale, la biblioteca Berio, Via XX Settembre, larghe parti del centro e del centro storico, settori della zona collinare, gli stabilimenti dell'Ansaldo. La bomba che, senza esplodere, colpì la Cattedrale di San Lorenzo la possiamo ancor oggi vedere all'interno della cattedrale stessa, posta a memoria di questo tragico evento. Ironia della sorte, tra gli edifici bombardati e danneggiati dalle navi inglesi vi fu anche la stessa chiesa Anglicana di piazza Marsala.
I giornali dell'epoca rilevano l'impegnativa opera di soccorso svolta tra le macerie dai Vigili del fuoco, dalla Croce Rossa, dai militi dall'UNPA (l'Unione Nazionale Protezione Antiaerea), dagli stessi Vigili Urbani genovesi e da quei militari che, ricoverati all'Ospedale Galliera perché ammalati o feriti, non esitarono a prodigarsi verso i ricoverati, dopo che l'Ospedale fu colpito nel bombardamento. Curiosamente abbiamo trovato un riferimento a questa giornata nei libri contabili della Confraternita dei Re Magi, oggi scomparsa, che aveva la sua sede in salita S. Maria di Castello, dove alla data del 9 febbraio 1941 è registrato che quel giorno non si celebrò Messa in Oratorio a causa del bombardamento navale della città.