Mezza Bologna sorride La Virtus torna in testa

Passo indietro della squadra di Djordjevic, sconfitta senza attenuanti

Oscar Eleni

La Bologna virtussina canta, mentre la Milano vestita Armani scopre di non avere ancora l'antidoto per curarsi quando gli avversari pungono, danzano, tirano meglio, ti fanno pagare le 19 palle perse e non si fanno condizionare dal dominio nemico sotto rimbalzo. Una partita per il vertice da età del ferro, con la paura di svegliarsi al primo posto dopo la caduta di Siena a Biella. La Virtus vince lo spareggio in una corsa durata due ore, una esagerazione. Lungo viaggio nella palude con una mappa confusa nelle mani: la Virtus porta Milano nelle sabbie mobili inventandosi di tutto, persino una partita senza avere la salute di Travis Best che gioca mascherato e gioca poco tempo per colpa del mal di schiena, sostituito bene da Bennermann che non è la stessa cosa, ma, soprattutto, da Brett Blizzard, americano di passaporto italiano che con i suoi 21 punti (5 su 6 da 3) lascia il marchio sulla pelle della squadra di Djordjevic che ancora combatte con la sua vera natura da cicala.
La giornata che ha spalancato le porte di una vera crisi per Napoli battuta a Capo d'Orlando, il turno di campionato che ha visto la Fortitudo delle nuove gerarchie sbattere sulla porta del Pianella di Cantù, perdendo al supplementare una battaglia che, invece, la Roma del povero Repesa, intrappolato fra giocatori con poca anima, usa per non cadere nella trasferta di Scafati.
Virtus ed Olimpia, toccate sul vivo dalla possibilità di riprendere Siena che sembrava ormai due tornanti sopra, pagano l'emozione davanti al tutto esaurito del Palamalaguti, fanno a chi sbaglia di più in partenza, ma poi Markovski trova gli esploratori per andare nel cuore dell'attacco milanese, rubando ogni iniziativa, mettendoci poi una straordinaria precisione al tiro da tre (13 su 27), per mascherare il 18 su 28 nei tiri liberi, una linea dove si è in pratica consumata la sfida perché ogni respiro era un fallo.
Bennet Davison trova una delle sue notti magiche, tira fuori quello che ha in una bisaccia dove tiene di tutto, giocatore di grandi qualità atletiche che ha chiesto alle sue mani di accompagnarlo nello splendido viaggio. Markovski gioca le sue pedine nascondendo i problemi fisici, tenendo Milano alla lenza, portandola nel pantano. Dopo Davison il Blizzard cacciatore ed esecutore in una serata in cui Chris Lang, pur dovendo faticare il doppio degli altri perché i lunghi di Milano hanno dominato i rimbalzi (33-21), ha trovato la luce salvo che sulla linea di tiro libero dove ha cambiato troppe volte la presa sulla palla uscendone quasi sempre frustrato (4 su 12). Con questi tre uomini un Drejer che finalmente ha pensato alle cose concrete e il resto dell'esercito dedicato alla battaglia su qualsiasi cosa si muovesse sul campo.
Per Djordjevic il ritorno all'eta infantile di una squadra che è sempre stata sotto, di 11 nel primo quarto quando ha segnato la miseria di 10 punti, di 15 nel secondo quando Bulleri e Green hanno risvegliato la creatura che non ha mai trovato armonia offensiva ed attenzione difensiva arrivando a 3 punti per chiudere poi a meno 13, tanto per far capire la natura del gruppo. Serata balorda per Blair non facilmente trovabile nella palude, brutta per Watson, terribile per Danilo Gallinari che soffre ancora partite dove i riflettori gli vengono sparati negli occhi, ma per un diciottenne sono tutte esperienze che conteranno in seguito. Bulleri un po' su un po' giù, certo meglio del Calabria mai minaccioso salvo che con il primo tiro. Soltanto Green aveva la faccia per la battaglia, soltanto Garris la mappa per sviluppare un certo gioco, ma quando sei a meno 16 con 8 minuti da giocare tutto diventa oscuro.