Mezza intesa sulla legge elettorale

da Roma

La Casa delle libertà cerca l’intesa definitiva sulla nuova legge elettorale, cui a quanto pare Silvio Berlusconi tiene molto, e entro stasera riunisce un vertice dei partiti che ne fanno parte. Non ci saranno i leader, che per il momento non intendono esporsi: il vertice sarà «a livello di segreterie», ha precisato ieri una nota di Forza Italia. Ci sarà però Marco Follini, deciso a seguire il dossier in prima persona, e con lui Ignazio La Russa per An e Mario Valducci e Fabrizio Cicchitto per Fi.
C’è dunque un tentativo di accelerazione verso il proporzionale. Lo si è capito ieri nella Commissione affari costituzionali della Camera, dove di legge elettorale si discute e dove la maggioranza ha ritirato tutti gli emendamenti fin qui proposti e in corso di votazione. Un modo per guadagnare tempo, e per levare di mezzo le varie stratificazioni di modelli diversi concepiti dai fertili tecnici della Cdl, a partire dal testo iniziale di Donato Bruno (presidente azzurro della Commissione). Sulla quale proposta ieri è uscito uno studio tecnico preparato dagli uffici di Montecitorio, che ne simula gli effetti. Assai difficili da digerire per entrambe le coalizioni, a giudicare dai risultati: meno ventisette seggi in Lombardia per il centrodestra, meno undici in Emilia Romagna per l’Unione. E ancora meno sette in Piemonte, meno otto in Veneto e meno quindici in Sicilia per la Cdl; meno dieci in Toscana per il centrosinistra. Le casseforti di voti delle regioni rosse e delle regioni azzurre verrebbero prosciugate, con effetti destabilizzanti per entrambi gli schieramenti.
Proposte ritirate in attesa di accordo, dunque. Allo stato resta, per la Cdl, solo l’emendamento al testo Bruno sul quale era stata trovata l'intesa nelle scorse settimane. Prevede la distribuzione proporzionale dei seggi, lo sbarramento al 4%, il premio di maggioranza, un sistema modulare per le liste (bloccate o con preferenza). Dopo gli scontri dei giorni scorsi la maggioranza dovrebbe ora modificare questo emendamento con un nuovo testo, che probabilmente calcherà il modello Toscana: sbarramento al 2% per i partiti coalizzati, al 4% per i non coalizzati, al 10 per le coalizioni. Resta dunque da definire meglio il vincolo di maggioranza, e affrontare la questione preferenze, che l'Udc chiede di reintrodurre mentre gli altri, Forza Italia in testa, puntano sulle liste bloccate decise dai partiti.