Per mezza Lazio l’Europa è un lusso

Non basta il gol di Manfredini nel finale: i romani in formazione rimaneggiata cedono a Brema. E adesso sono ultimi nel girone

Brema - La Champions è già una competizione di lusso per una squadra di debuttanti, figuriamoci quando gioca senza la spina dorsale. Nel caso della Lazio non si può rinunciare in un colpo solo ai centrali di difesa Siviglia e Cribari, al regista Ledesma (l’unico in grado di costruire gioco) e al trequartista Mauri, supporto importante per le punte. Ecco che a Brema, se si eccettua una buona parentesi nell’ultimo terzo di gara (quando però la situazione è già compromessa e il gol di Manfredini diventa utile solo per un eventuale ricorso agli scontri diretti), la formazione di Delio Rossi fa la fine di altre colleghe italiane sconfitte al Weserstadion negli ultimi anni (Juventus e Udinese). I tedeschi, affamati di punti dopo due stop, giocano con maggiore convinzione e mettono quel pizzico di esperienza in più. La Lazio non ripete la prova d’orgoglio offerta con il Real Madrid e con la prima sconfitta finisce ultima nel girone, comunque ancora apertissimo. Anche se i biancocelesti, per restare in corsa, non dovranno più fallire in casa e provare a uscire imbattuti dal Bernabeu a dicembre. Sperando che finalmente si svuoti l’infermeria.

Tutti gli acciaccati laziali dell’ultima ora (Behrami, Mutarelli e Pandev) sono in campo. L’unica vera novità è l’impiego di Meghni, alla prima da titolare, nel ruolo di vice Mauri. Per il resto Delio Rossi schiera un centrocampo molto muscolare, con Zauri centrale in difesa e il serbo Kolarov esterno basso. Nel primo tempo il possesso palla è tutto del Werder, che spesso gode di troppa libertà per colpire sotto porta. Almeno una dozzina i tiri verso la porta di Ballotta, che al 14’ effettua un rinvio corto sulla testa di Almeida che rischia il gol.
Il brasiliano Diego (a un soffio dal Milan due estati fa) è l’anima del Werder, dal suo piede partono tutte le azioni pericolose dei tedeschi e lui stesso impegna in diagonale il portiere della Lazio. Rocchi e Pandev non hanno molte possibilità anche perché vengono serviti spesso spalle alla porta con lanci di 40 metri, con Meghni presenza impalpabile. I centrali difensivi del Brema hanno dunque buon gioco e così la Lazio deve affidarsi a un tiro da fuori di Kolarov che di poco non supera il non sempre preciso Wiese. Ma al 28’ arriva il gol del Werder con l’azione, sulla quale la Lazio appare impotente, che parte dal piede di Frings. Tre passaggi e il pallone finisce a Diego che alza la testa e scavalca la difesa laziale servendo Sanogo: l’ivoriano sfrutta la sua forza fisica, rendendo vano il tentativo di deviazione di Behrami.

A inizio ripresa l’iniziativa di Fritz a destra, dopo un controllo errato di Kolarov, permette ad Hugo Almeida di segnare il 2-0. La Lazio, che manda in campo Del Nero, Makinwa e Tare (ma il sostituito Rocchi non gradisce e lo fa notare a Delio Rossi), protesta per qualche fuorigioco dubbio ma si fa vedere solo negli ultimi venticinque minuti. Pandev si fa ribattere il tiro da Wiese, Mutarelli non inquadra la porta, più bravo Manfredini che raccoglie la respinta del portiere su punizione di Kolarov. Ma è troppo tardi.