Mezza sinistra contro la Chiesa «Scende in campo, è ingerenza»

Bertinotti: il Vaticano viene meno al rispetto per la Repubblica italiana. Bonino e Boselli: la dimostrazione che il Concordato è ormai superato

Antonio Signorini

da Roma

Un dietrofront oppure, almeno secondo l’interpretazione del quotidiano Il Riformista, una «trappola» evitata all’ultimo momento. Per far correggere il tiro all’Unione e raffreddare le polemiche sulla visita al Papa di Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella c’è voluto l’intervento diretto di Romano Prodi. Poche ore prima della precisazione del Premier («non c’è nessuna visita in Vaticano») il candidato premier della sinistra ha rilasciato una stringata dichiarazione: «Non intendo in alcun modo prestarmi a polemiche di nessun tipo circa le udienze che il Papa ritiene legittimamente di concedere. Per quel che mi riguarda - ha aggiunto il Professore - io non voglio strumentalizzare né coinvolgere la Chiesa e le gerarchie ecclesiastiche nella campagna elettorale».
Parole che hanno creato scompiglio. Almeno quanto la precisazione di Berlusconi. Il più in difficoltà si è mostrato il leader dell’Udeur Mastella che prima ha assicurato di avere proposto domenica agli altri leader di rinunciare all’udienza, ma poi, quando anche Casini ha annunciato che non parteciperà, si è limitato a dire che ci penserà e scioglierà le riserve oggi. Più che probabile anche una sua rinuncia: «Non voglio creare problemi al Papa».
Berlusconi si è addirittura guadagnato il plauso del leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio: «Per la prima volta ha compiuto un gesto di sensibilità istituzionale. Ora Casini, Mastella e tutti gli invitati lo seguano».
Mastella era finito, insieme allo stesso Berlusconi e Casini, nel mirino degli altri leader del centrosinistra. Il segretario dei Democratici di sinistra Piero Fassino in mattinata aveva denunciato il tentativo «da parte di uomini politici di utilizzare una visita dal Pontefice in termini elettorali» e più tardi, dopo la dichiarazione di Prodi, ha precisato di ritenere, al pari di Professore, «del tutto legittimo che il Papa riceva chi ritiene». Una punta di critica al Professore nelle parole di Massimo D’Alema: «Sono d’accordo con Prodi, non si strumentalizzi la Chiesa. Ma che nessuno lo faccia». In ogni caso, anche secondo il presidente Ds, «c’è una tendenza allo spot, l’auspicio è che questa volta non sia così. Il Papa riceve una delegazione del Ppe, si tratta di un’ampia delegazione». Concetto ribadito da Luciano Violante secondo il quale l’udienza del Ppe sono «cose che riguardano il mondo cattolico, che rispetto. Sono scelte. Non penso che bisogna fare polemica su queste cose».
A tirare in ballo direttamente il pontefice era stata soprattutto la sinistra radicale, la Rosa nel pugno, ma anche Antonio Di Pietro: «Non mi preoccupa ora il comportamento di leader che cercano pubblicità improvvisata. Mi preoccupa la reiterazione del nuovo pontefice a inserirsi in affari terreni», ha spiegato il leader di Italia dei Valori. Critiche al Papa anche da Rifondazione comunista: «È difficile non parlare di ingerenza», ha commentato il segretario Fausto Bertinotti. «Tra la Repubblica italiana il Vaticano - ha aggiunto - è richiesto reciproco rispetto. Il Vaticano viene meno al rispetto per la Repubblica italiana quando invita, in piena campagna elettorale, uno dei due contendenti alle elezioni e altri leader politici. Sarebbe bene ripensarci. Se non ci ripensa il Vaticano dovrebbero farlo i leader invitati a questi incontri che hanno un carattere così discutibile e così preoccupante». Anche Pecoraro Scanio aveva parlato di una «pesante ingerenza» da parte del Vaticano.
Nelle dichiarazioni di buona parte ha sicuramente pesato la presenza di un partito che del laicismo fa la sua bandiera. E che non si è lasciato sfuggire questa occasione. «Il Papa invece di occuparsi di teologia in occasione di referendum o di elezioni scende in campo, con tutti i suoi apparati», ha spiegato l’esponente della Rosa nel Pugno Emma Bonino. In serata Enrico Boselli, leader dei socialisti, ha rincarato la dose, approfittando per riproporre l’abolizione del Concordato tra Stato e Chiesa cattolica. L’udienza, ha spiegato, «è inopportuna e intempestiva». E anche «un’aperta violazione dello spirito del Concordato che dimostra ancora una volta come questo strumento sia ampiamente superato».