A mezzanotte va la radio del piacere

Da sempre, la notte è il regno delle televisioni private - soprattutto di quelle piccole e piccolissime, che raccolgono ascolti altrimenti impensabili con spettacolini altrove impensabili - e della radio. La radio notturna è un luogo del cuore; la colonna sonora della gente della notte; la compagnia di chi soffre di insonnia ma non è particolarmente gratificato dagli spettacolini di cui sopra; la coperta di Linus per riscaldarsi nelle ore in cui il cuore soffre maggiormente il freddo.
La notte, in radio, è un altro mondo. Un tempo, addirittura, si conquistò un'apposita rete Rai, tutta sua: Raistereonotte. Ma anche il Notturno italiano è, di fatto, una rete nella rete, addirittura con un direttore dei programmi notturni (in Rai, si sa, i direttori non mancano). E anche le private si fanno valere, occupando la tarda serata, a partire dalle 23 - mentre in tivù siamo ancora drammaticamente in prime time - con le «repliche ragionate» dei programmi di punta del giorno, quelli che dispiace perdere: da Viva Radiodue a Deejay chiama Italia, per intenderci.
Ma, soprattutto, dalle 23 in poi, in radio, si aprono le praterie delle voci sensuali. Maschili e femminili. Femminili, soprattutto. Gli speaker e i deejay che scaldano l'etere con voci tenebrose, raucedini cavernose, sussurri languidi e parlate eteree. Non solo nel senso dell'etere radiofonica. E le voci più belle, spesso, si accoppiano alla musica più bella: atmosfere rarefatte, soffuse, diverse, in fuga dalla normalità a volte gioiosa a volte triste delle playlist e della musica eternamente uguale a se stessa dei brani che sono sempre più trasmessi, «perché sono i più trasmessi». Praticamente, il cane che si morde la coda.
Di notte, no. Cantava un deejay della notte, in una delle canzoni più belle della sua carriera: «Di notte è più bello, si vive meglio, per chi fino alle cinque non conosce sbadiglio». Su, su, nel racconto, fino alla firma: «Mi chiamo Jovanotti e faccio il Deejay, non vado mai a dormire prima delle sei».
In questo quadro, in questo bel quadro della radio di notte, c'è persino chi riesce a dire qualcosa. Senza pesantezze, francamente insostenibili a quell'ora, in cui la soglia d'attenzione tende a diminuire drasticamente; senza birignao dialettici; senza la volontà di fare lezioni. Ma alcuni cicli della Mezzanotte di Radiodue sanno funzionare molto bene. Susanna Schimperna, ad esempio, ha firmato qualche pagina interessante; Alda D'Eusanio è riuscita nella non impossibile impresa di fare cose migliori di quelle che faceva in televisione e in quella - sicuramente più difficile - di smentire la difficoltà dei televisivi nel fare la radio.
In particolare, a dare un contributo ottimo e abbondante al ciclo della D'Eusanio sono stati gli interventi di Pierluigi Magnaschi, direttore emerito dell'Ansa, che è riuscito a imporsi benissimo nella notte della radio, pur non essendo un «uomo della radio». Né, penso, un uomo della notte. Magnaschi è uno che dice delle cose, sa dirle e sa quel che dice. Tre caratteristiche difficili da far vivere tutte insieme. Speriamo di incontrarlo di nuovo in radio. Notte o giorno fa lo stesso.