Le mezze bugie di Abete

«Valuteremo con calma», ha annunciato domenica notte Giancarlo Abete. Una mezza bugia. Ma nessuno è rimasto fregato. In questo Europeo, nato e morto balordo, il presidente federale non s’è rifugiato in quelle allocuzioni da decrittare che lo hanno reso famoso nei salotti romani. «Faremo un bilancio, ma non a caldo», ha poi aggiunto. Se è per questo, Abete aveva già deciso a freddo senza aspettare il risultato finale, addirittura alla vigilia dell’Europeo. L’eliminazione gli ha spianato la strada di fronte all’opinione pubblica, che per il 70% vuole Lippi sulla panchina azzurra. Il distinguo, insomma, è di troppo. Fuori Donadoni, scelto da Albertini al tempo del commissario Rossi, quindi ricevuto in eredità e sopportato per mesi. Dentro Lippi con il quale s’è già inteso per interposta persona, anche sullo staff. Tutta da gustare poi un’altra frase pronunciata più volte in settimana: «Le nostre capacità non si sono attestate ai livelli massimi». Come dire che la Nazionale, per quanto condizionata da infortuni e squalifiche, avrebbe dovuto giocare meglio. Il suo comportamento ricorda quello di Massimo Moratti, che aveva deciso di allontanare Mancini dopo Inter-Liverpool, ma che ha atteso la tormentata conquista dello scudetto prima di annunciarne pubblicamente il licenziamento. Lui almeno ha vinto il campionato. Abete è tornato a casa con le mani vuote. Resta un interrogativo sul rapporto di amore-odio con Albertini che di Donadoni ct era stato l’inventore.