Mezzo governo spiato: il procuratore Lepore smentisce, anzi no...

Il magistrato partenopeo conferma l’esistenza del procedimento: "C’è stata una fuga di notizie. Dobbiamo fare i riscontri"

L’ex magistrato si frega le mani e intravede trame oscure, la toga a capo della procura, invece, smentisce senza smentire. Corre sul filo tra Luigi De Magistris, parlamentare europeo dell’Idv ed ex toga, protagonista dell’inchiesta Why not, e Giovandomenico Lepore, procuratore capo di Napoli, la reazione allo sbarco mediatico dell’inchiesta partenopea su una presunta loggia segreta, già ribattezzata «P4». Un’indagine affidata all’ex pm potentino Henry John Woodcoock e a Francesco Curcio, che avrebbe portato non solo a perquisizioni nei giorni scorsi tra Napoli, Roma e Milano (anche nella sede dell’Avanti di Valter Lavitola), ma persino ad «ascoltare» alti esponenti delle istituzioni, e a pedinare e fotografare parlamentari, come Alfonso Papa, magistrato e deputato Pdl, fin sotto Montecitorio.
Ieri proprio Lepore è intervenuto sulla vicenda, a margine di una cerimonia dell’ordine forense a Castelcapuano, vecchia sede del Tribunale di Napoli, quando i giornalisti gli hanno chiesto conto del titolo di prima del nostro quotidiano. «Non siamo spioni, non spiamo nessuno», ha esordito il capo della procura partenopea. Una smentita? Assolutamente no. Tanto che subito dopo Lepore ha ribadito che l’inchiesta esiste, eccome. Il procuratore capo ha parlato di una «indagine delicata», aggiungendo: «Non posso dirvi o confermarvi nulla, c’è già stata una fuga di notizie. Ma noi apriamo una indagine quando c’è notizia di reato. Non possiamo gettare notizie di reato senza fare riscontri». Dunque, più una conferma che una smentita, nonostante quel «non spiamo nessuno» buttato lì. Probabilmente il distinguo è semplicemente dettato dal termine scelto, la «spiata», poco gradito al magistrato. «Non faccio certo il capo di una banda giudiziaria», ha infatti insistito Lepore, invitando a non «fare strumentalizzazioni di questa inchiesta», pur senza dir nulla su cause e possibili responsabili della fuga di notizie: la talpa è forse estranea all’ambiente della procura? Difficile. L’unico mezzo passo indietro, che sa di scelta diplomatica, Lepore lo riserva alle indiscrezioni apparse sui quotidiani e relative ai nomi dei personaggi coinvolti: «Quanto agli indagati, sui giornali si pubblica di tutto ma molte volte ciò che è pubblicato viene smentito anche dai fatti».
Più entusiasta l’approccio al tema dell’ex toga prestata alla politica De Magistris, che intravede un filo comune tra le sue vecchie indagini e la scossa giudiziaria targata Napoli: «L’inchiesta sulla loggia P4 apparsa sui giornali s’intreccia con alcune delle mie condotte a Catanzaro», commenta, anche lui a margine di un appuntamento pubblico nel capoluogo partenopeo. De Magistris, la cui inchiesta Why Not si era espansa a dismisura prima di smagliarsi e dissolversi, sembra però conoscere bene questa indagine, sui cui contenuti pure i giornali non si sono dilungati in particolari. «In questa inchiesta dei magistrati Woodcock e Curcio - detta l’ex pm - ci sono elementi di collegamento interessanti ed emergono molti nomi come, per esempio, quello di Papa». Che dalle indagini di De Magistris fu solo sfiorato, e mai indagato. Ma per l’ex pm ovviamente c’è una trama occulta», immancabile come la «parte deviata», «mista tra servizi segreti, magistratura, istituzioni che lavorano nello Stato».
GMC-MMO