Mezzo secolo a misura di collant

Compie cinquant'anni l'indumento intimo più amato dalle donne (ma odiato dagli uomini). Favorevoli, Shwarzenegger: "Se portati con classe sono sexy". Contrari, Sharon Stone: "Se li avessi portati in Basic Instinct, non sarei quella che sono"

Diciamo la verità: con addosso i collant neppure Edvige Fenech, Lilli Carati, Gloria Guida, Laura Antonelli e via sexycommediando, risultavano dei mostri di sensualità. Figuriamoci le nostre fidanzatine che erano nettamente meno attraenti delle dive-simbolo dei film «vietati ai minori di 14 anni».
Alla fine degli anni ’70 i collant «color carne» fecero il loro ingresso - erotically scorrect - nei lungometraggi osé virilmente (?) interpretati da Renzo Montagnani, Alvaro Vitali, Mario Carotenuto. Noi, nell’ultima fila del cinema, ci chiedevamo perché mai Edvige, Lilli, Gloria e Laura indossassero i collant invece di reggicalze e autoreggenti. Quando chiedevamo spiegazioni ai nostri fratelli maggiori, loro ci rispondevano che reggicalze e autoreggenti era roba da pellicole «vietate ai 18 anni». Insomma, per la lingerie veramente hard, dovevamo crescere (e soffrire) ancora un po’. Oggi, quando chiediamo alle nostre mogli il motivo misterioso che le spinge a usare i collant con «guaina contenitiva», loro ci rispondono «perché sono belli caldi». Raggelante.
Eppure i collant hanno rappresentato nella storia dell’intimo-donna una rivoluzione destinata a sfidare i decenni; mica come il borsello da uomo, sparito (giustamente) nel giro di pochi anni. I collant no, loro nel 2009 festeggeranno il mezzo secolo di vita. Ma a partecipare al brindisi sono ora perfino gli uomini, considerato che negli ultimi anni il capo in questione si è esteticamente evoluto. Insomma, i collant hanno perso l’originario effetto azzera-libido, assumendo un appeal decisamente più intrigante. Reggicalze, slip, pizzi e fascia autoreggente sono ormai direttamente stampati sui collant in una fantasiosa gamma di colori e disegni che - ammettiamo - rappresenta un decisivo passo avanti rispetto alla tristezza dell’antico modello-base inventati dal britannico Allen Grant nel 1959.
Da allora i «pratici e comodi» collant conquistarono il pubblico femminile in un battibaleno. Poco importa che per molti (compresa una sostanziosa fetta di donne) i collant costituiscano ancora il totem della negazione della sensualità femminile. L’esatto opposto della scena consacrata al cinema da Sophia Loren, davanti ad un eccitatissimo Marcello Mastroianni, nell’indimenticabile scena dello spogliarello del film di De Sica, «Ieri, oggi e domani». Ma lì (oltre alle curve di Sophia) c’erano in gioco reggicalze e guêpière, altro che collant.
Ma il merito o la colpa (dipende dai punti di vista) del lancio dei collant non è un’esclusiva di sir Grant; l’oggetto dei «non desideri» maschili non avrebbe infatti mai visto la luce, senza il nylon, materiale «resistente come l’acciaio e delicato come una ragnatela», scoperto nel 1938 da Wallace H. Carothers.
Quando nel 1965 Mary Quant lanciò la minigonna, i collant decretarono la fine di calze e guêpière e segnarono anche una rivoluzione nello stile. Le gambe diventano sempre più nude e le gonne sempre più corte. I collant velavano le splendide gambe di una giovanissima Brigitte Bardot, quelle sottili di Twiggy e quelle interminabili di Verushka. Jane Fonda in «Barbarella», li sfoggia con mini-tuta spaziale e stivali. Marilyn Monroe li porta sotto un pullover extralarge mentre seduce Yves Montand, in «Facciamo l’amore». Più che un titolo, un auspicio. Da attuare togliendo i collant, possibilmente.