Mezzo secolo di stragi Ma adesso l’Eta abbandona la guerra

Sembra proprio, finalmente, la volta buona. Dopo mille e una promessa non mantenute, dopo dieci passi avanti, sulla via della distensione, e cento passi immediatamente all’indietro, per tornare a imbracciare le armi e a far esplodere bombe che hanno lasciato, da oltre quarant’anni a questa parte, un’agghiacciante scia di sangue, l’Eta, l’organizzazione separatista basca, ha annunciato ieri l’abbandono definitivo della lotta armata.
Il comunicato ufficiale, a prova di contraffazione, è stato letto da tre membri incappucciati dell’organizzazione terroristica, in un video che è stato fatto pervenire al giornale Gara e subito messo online sul sito del quotidiano basco da sempre recettore privilegiato di ogni mossa dei secessionisti. Nel video l’Eta lancia «un appello ai governi di Spagna e Francia per aprire un processo di dialogo diretto che abbia per obiettivo la risoluzione delle conseguenze del conflitto e, così, il superamento della lotta armata» e «con questa dichiarazione storica, l’organizzazione - citiamo le precise parole della dichiarazione - mostra il suo impegno chiaro, fermo e definitivo». Un appello viene anche rivolto «alla società basca perché si coinvolga in questo processo di soluzioni fino a costruire uno scenario di pace e libertà».
L’Eta si premura anche di assicurare ai suoi sostenitori che «non è stato un cammino facile e che si è potuti arrivare a questo punto con la lotta di molti anni. Il riconoscimento di Euskal Herria - continua il comunicato usando il termine con cui vengono chiamati i Paesi Baschi - e il rispetto della volontà popolare deve prevalere sull’imposizione. È il momento di guardare al futuro con speranza, è il momento di agire con responsabilità e coraggio».
Una svolta storica, dunque. Accolta dal premier Zapatero come un atto di «importanza trascendentale», una «vittoria della democrazia, della legge, della ragione», che finalmente rende la Spagna «una democrazia senza terrorismo». Una svolta che arriva tre giorni dopo il delicato summit di San Sebastian, la Conferenza di Pace, che si è conclusa con la dichiarazione in cinque punti in cui i partecipanti internazionali al vertice chiedevano all’Eta una rinuncia definitiva alla violenza. Un cessate il fuoco definitivo senza condizioni con cui i terroristi hanno dunque deciso di chiudere la partita con la violenza. Fondata il 31 luglio 1959 da un gruppo di studenti nazionalisti di ispirazione marxista-leninista che accusava il Partito nazionalista basco di immobilismo di fronte al franchismo, Euskadi Ta Askatasuna (in spagnolo País Vasco y Libertad, letteralmente «Paese basco e libertà»), l’Eta (il suo simbolo è un’ascia intrecciata a un serpente) ha bruscamente imboccato la rotta della lotta armata verso la metà degli Anni Sessanta (entrò violentemente in azione per la prima volta il 7 Giugno 1968) dando il via a una serie di attentati, agguati e assalti che hanno provocato 825 vittime e lasciato a terra migliaia di feriti. Attentati spettacolari, come quello del 20 dicembre 1973 contro il possibile successore di Francisco Franco, l’ammiraglio Carrero Blanco, che venne raccontato nel film «Ogrò» di Gillo Pontecorvo. Ma portano la firma dell’Eta anche tantissimi agguati contro agenti della Guardia Civil o militari delle forze armate spagnole. Tutto e sempre per rivendicare l’indipendenza dell’intero territorio basco, l’angolo nord-occidentale della Spagna al confine con la Francia, che comprende le province di Vitoria, Bilbao e San Sebastian, la confinante regione spagnola della Navarra e i Paesi baschi francesi.
Braccio politico dell’Eta è stato in tutti questi anni, il partito Batasuna, sciolto dalla giustizia spagnola nel 2003 e attualmente privo di rappresentanti nelle istituzioni pubbliche. Se questa è veramente una svolta storica è anche vero che l’Eta ha annunciato in passato diverse tregue, come quella del 2006, rotta dopo qualche mese con un attentato. Il governo Zapatero, dopo un’iniziale apertura, ha sempre dichiarato di non voler trattare con i separatisti senza una rinuncia alla violenza. E, in verità, negli anni recenti, le forze di polizia spagnola e francese hanno portato duri colpi all’organizzazione, decapitandola con centinaia di arresti, tra i quali 62 fra capi e violenti «condottieri» di grosso calibro.