Mezzogiorno di fuoco. La vittoria non basta e adesso Reja spara

Nell’anticipo, fischi e mugugni nello spogliatoio Edy: «Qui decido io e se non vi sto bene vado via»

Il buono di questa giornata prenatalizia è proprio nelle perle che sono state regalate ai tifosi. Prodezze atletiche e acrobatiche che ben caratterizzano i campioni che se le sono inventate, lasciando a bocca aperta gli spettatori ma soprattutto gli avversari. Perché la rovesciata in area con destinazione porta del Chievo da parte di Fabio Quagliarella, uno che ai gol strani e fuori dalla norma è abituato, non solo ha regalato il pareggio alla Juve (anche se aveva fatto sperare in qualcosa di più se non fosse intervenuto nel recupero quel «cattivo» di Pellissier), ma ha costretto anche i supporter veronesi a battere le mani per la bellezza del gesto. Così come ad infiammare il Massimino ci ha pensato l’argentino Maxi Lopez che, in acrobazia aerea, con il corpo parallelo al terreno, ha spedito alle spalle di Sereni il pallone che ha permesso al Catania di battere il Brescia e di confinarlo al terzultimo posto, regalando ai siciliani una bella boccata d’ossigeno.
Brutto invece l’arbitro genovese Mauro Bergonzi che, dopo essersi preso la licenza di sorridere um po’ troppo (forse per sdrammatizzare) al momento dell’ammonizione a Cesar per una trattenuta su Krasic lungo la linea laterale, rischia di combinare un bel pasticcio quando, sbagliando, espelle Bonucci per un fallo da ultimo uomo sul lanciato Constant, salvo poi ravvedersi e, grazie alla segnalazione dell’assistente Di Liberatore, mostrare il rosso a Giandonato il vero colpevole della strattonata. Non si spiega però come Bergonzi abbia individuato Bonucci perché Giandonato, con i guanti neri, era facilmente riconoscibile. Che poi Bergonzi si sia fatto strattonare dai vari Pepe, Chiellini, e Bonucci che intendevano farlo ritornare sulla sua decisione, è un’aggravante per un arbitro dalla lunga esperienza ma, evidentemente, dalla scarsa personalità. Ma anche il rigore dato da Rizzoli al Bari per un contatto (!) tra Rivas e Goian è tutto da ridere.
Il cattivo ha invece la bella faccia e il sorriso aperto di Marco Borriello, il 28enne napoletano ex Belen che, da ex del Milan, non ha perdonato la sua vecchia squadra e alla prima occasione l’ha castigata con un gol (più di fortuna che di classe) che ha permesso alla Roma di sbancare San Siro e arrestare la marcia ritenuta irresistibile dei rossoneri. E pensare che Borriello è giallorosso in prestito con obbligo di riscatto fissato in 10 milioni. Immaginiamoci cosa avrebbe combinato se non ci fosse stato quel filo sottile che ancora lo lega al Milan.