Mezzogiorno, sensazioni d’arte

«Ho deciso di rappresentare Giovanna Mezzogiorno dopo aver visto "Il Viaggio della sposa", di Sergio Rubini, ed aver sentito per radio la sua voce. Tre sue foto sono rimaste sul tavolo del terrazzo di casa per tutto agosto. Sono scivolato per giorni sulle linee della sua bocca e del suo viso, fino a volerne esprimere singole sensazioni». A spiegarlo è Andrea Sacchi, l'artista che espone fino al 30 dicembre al lounge bar Soho in via Ponte Calvi. In un'atmosfera suggestiva, e sicuramente insolita sono stati presentati 7 suoi dipinti, ispirati all'attrice protagonista emergente del cinema italiano, che ha visto consacrato il successo con il film «L'ultimo bacio». Le tele esposte al Soho - il locale che prende il nome del quartiere a Manhattan, e che presenta all'ingresso con banchi di pesce in vendita, come in una vera pescheria - ritraggono la definizione delle linee del volto dell'attrice, in bianco e nero, come elemento di frattura e provocazione nei confronti di alcune logiche del mondo del lavoro. L'ingresso si apre a due tele: una completamente bianca, quasi a voler rappresentare l'ansia del percorso dell'artista; la seconda presenta invece i tratti del volto della Mezzogiorno,chiave di lettura della mostra. Al piano inferiore le altre 5 tele a tracciare naso, occhi e le sensazioni legate alla bocca. «Un'unica opera divisa in quadri. Un titolo unico del brano, da una parte, e il contenuto del brano stesso, dall'altra - aggiunge l'artista, che dal 2003 ha lasciato Milano per vivere a Genova -. La mia è una ricerca continua legata all'osservazione di linee che rievocano delle sensazioni». «Ho cercato di lavorare a qualcosa di più intimo, quale la sensualità intesa come codice misterioso, nascosta dietro una linea, che evoca sensazioni di gusto. Elementare veicolo di lettura, dove l'artista quale la Mezzogiorno, tolta dal suo mondo torna a essere persona comune», conclude Sacchi. Filo conduttore della mostra «Fish art flower» diventa così il gusto, legato anche alla superficie del pesce esposto e della sua percezione. «Abbiamo voluto creare un evento in cui si sposano arte, degustazione e cultura, in stile americano, ma in un contesto tipicamente genovese - aggiunge soddisfatta Saba Wesser, curatrice della mostra -. Non la formula classica di una galleria d'arte, ma un luogo dove stile e colori si adattano all'opera dell'artista che espone. Una location dove i sensi si incontrano ed hanno il sopravvento, dove insomma l'olfatto "incontra" il fiore, la rosa per antonomasia; la vista il quadro e il gusto il pesce. Abbiamo inoltre pensato - conclude Saba - che il cibo servito a tavola verrà accompagnato da una pergamena sulla mostra, chiusa da petali di rosa».