Mi aiutereste a regalare un pulmino?

Caro Granzotto, questa è stata l’ultima volta che ho devoluto il mio otto per mille alla Chiesa. Il perché? Mi sono stufata. Non voglio più dare un centesimo a una Chiesa che è rappresentata da Famiglia cristiana, dall’Avvenire, dai preti in maglietta, da quelli che stanno più in televisione che sull’altare, dai missionari in pianta stabile in Italia, dai vescovi progressisti, dai sacerdoti sociologhi. Tutti contro Berlusconi, tutti a lapidarlo, ultima in ordine di tempo Famiglia cristiana. E tutto sempre ricondotto alle serate di Arcore. Ma possibile che nessuno di quei cristiani ricordi il Vangelo di Giovanni e le parole di Gesù: «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra?». Basta, ho deciso, non più un euro a questa Chiesa di sepolcri imbiancati.
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Non lo faccia, gentile lettrice. Finché ci sarà ancora un prete che veste l’abito talare e che dal pulpito parla di Dio e non di Berlusconi, finché ci saranno missionari e missionarie che in modestia e in silenzio dedicano la propria esistenza al bene (e il bene non esiste, finché non lo si fa), seguiti a versare il suo otto per mille alla Chiesa. Certo il grosso andrà ai preti in jeans e ai missionari sedentari (ma ciarlieri). Però qualche spicciolo arriverà anche a loro, ai preti in tonaca e ai missionari e missionarie che onorano la loro missione. Anzi, per distrarla dalle disgustose cagnare di Famiglia cristiana le chiedo - e lo chiedo a tutti i lettori dell’Angolo - di aiutarmi a comprare un pulmino. 15 mila euri costa, in loco, e in quattro amici che siamo, da soli non ce la facciamo. Ora vi spiego: nel cuore dell’Etiopia opera da 12 anni una missione di suore cabriniane. Un manipolo di impavide che, pezzo dopo pezzo e superando difficoltà inimmaginabili, ha tirato su un ospedale di oltre cento letti, un orfanotrofio, due asili e una scuola. Che ha scavato un pozzo che rifornisce d’acqua tutto il villaggio, che ha costruito un’oasi di umanità e di carità, aiutando quelle genti senza nulla chiedere in cambio, neppure l’adesione alla fede che le anima. Il quadro, le informazioni che vi dò sono di prima mano, sono testimonianza diretta e recente. Le suore missionarie se la cavano egregiamente, pur se faticosamente, anche senza il becco di un quattrino, rimpiazzandolo con l’olio di gomito. Però hanno bisogno di un mezzo di trasporto collettivo: non un lusso, no di certo, una necessità primaria per radunare, spostare, smistare e fornire del necessario la loro missione. E anche in Etiopia i pulmini si pagano in moneta corrente. Le preghiere non bastano. Non è che voi lettori mi dareste una mano? Anche un’offerta modesta, il costo di paio di pizze, sarebbe benedetta. Oh, sia chiaro: non ci sono di mezzo Ong, Ung, Ang, Onlus, Onlas e Onles, Noprofit e Yesprofit delle quali, come credo voi, non è che mi fidi tanto. Tutto fatto in famiglia: pulmino ha da essere e pulmino sarà. Se poi ci scappasse qualche euruccio in più, andrà a rimpolpare le esaustissime casse della missione, esattamente quella missione, quella della quale vi sto parlando. E state sicuri che sarà ben speso. Bé, mi sembra d’aver detto tutto. Ora tocca a voi. L’ultima scocciatura: i versamenti vanno eseguiti per bonifico bancario. Chi smanetta il computer, potrà farlo comodamente da casa non essendoci banca che non sia anche on line. Chi non lo smanetta dovrà recarsi agli sportelli e magari fare la coda. Pazienza. In ogni modo ecco le necessarie coordinate per il bonifico. Beneficiario: Istituto Suore missionarie del Sacro Cuore. Iban: IT41V0310403206000000080103. Banca: Deutsche Bank Agenzia G di Roma. Causale: Pulmino. A cose fatte - perché sono certo che col vostro aiuto il pulmino salta fuori - vi farò sapere. E magari, per la prima volta l’Angolo ospiterà una fotografia. Grazie.
Paolo Granzotto