«Mi dimetto da Rifondazione perché non posso votare i Dico»

Colombo: «Sono un cattolico praticante e devo rispettare i richiami del Papa»

da Genova

Gli chiedi se si sente un Peppone d’oggi, un comunista che di fronte al crocifisso preferisce arrotolare la bandiera falce e martello, un mangiapreti solo a parole. Ma lui non ci sta. «Mi sento un cattolico attento ai problemi della società. Uno che vuole lottare per la difesa degli ultimi, degli operai, degli anziani, delle famiglie disagiate. E che finora lo ha fatto all’interno di un partito. Peppone è una figura d’altri tempi, di altre situazioni». Eppure lui, Massimo Colombo, fino a ieri era un dirigente di Rifondazione comunista. Membro del collegio ligure di garanzia, del comitato politico federale di Savona e del direttivo del circolo di Albenga. Ma ha salutato i compagni e ha restituito la tessera. Perché i Dico no, proprio non li accetta. Preferisce stare col Papa.
Credente o attivista comunista: è stata questa la scelta?
«Sono preoccupato dall’ondata di anticlericalismo che sta montando nel Paese. Nel mio partito certo, ma in tutti i settori della società. In tanti film, libri, dichiarazioni di intellettuali. I cattolici vengono visti come fondamentalisti, antiquati, pericolosi».
Rifondazione però non era un partito di chierichetti.
«Lo Statuto dice che può aderire al partito chi ha compiuto 14 anni a prescindere da etnia, nazionalità, fede religiosa. Avevo aderito perché non c’era alcuna preclusione per il cattolicesimo. E devo dire che nessuno mi ha mai emarginato per questa mia scelta».
Cosa è successo?
«Che sono un cattolico praticante e che il Papa ha dato una linea chiara, che intendo seguire. Purtroppo contrasta con le scelte del partito. Ma io credo nei valori della famiglia, ciò che dicono Chiesa e Vangeli per me deve essere uno stile di vita».
E allora, addio compagni anticlericali?
«Ho solo scritto una lettera con le mie motivazioni, senza attaccare nessuno, anzi ho ringraziato tutti per questi anni passati insieme che mi hanno dato molto. Ho preso atto della linea del partito».
Rifondazione però è tra quelli che sostengono che la chiesa non deve mettere becco in politica.
«Si dice che il Papa e i preti dovrebbero pensare alle anime. Beh, lo fanno esprimendosi su questioni che riguardano proprio le scelte interiori per la vita di tutti i giorni. Come i Dico e la famiglia. La chiesa e Cristo poi lasciano liberi di scegliere».
Si sentiva a rischio scomunica restando in Rifondazione?
«Macché, nessun obbligo dalla chiesa. Solo che mi considero una persona coerente e il Papa ha chiesto proprio la coerenza eucaristica. Non mi sarei sentito a posto con la mia coscienza».
Lascia la politica? O cerca un altro partito?
«Non lo so, ho appena preso questa decisione. Magari troverò un altro partito che mi dia garanzie su quelli che per me sono i valori fondamentali».
Il primo che trova è l’Udeur. Prima ci sono solo favorevoli ai Dico.
«L’Udeur difende certi valori. Ma anche nella Margherita ci sono correnti contrarie a certe scelte. Ora non penso a trovare un altro partito».
Cosa chiederebbe a Rifondazione per tornare indietro?
«Niente. Intanto non mi hanno cercato».