«Mi ha chiesto Satana di rubare le reliquie»

Aveva rubato oggetti sacri? Embé? Mica era stata una sua iniziativa: glielo aveva ordinato Satana in persona. E lui, un «povero» spacciatore e tossicodipendente, non aveva potuto che obbedire: davanti a certe forze superiori e perdipiù maligne mica ti puoi mettere a far troppo l'eroe.
Certo: la fantasia può essere d'aiuto a un balordo scoperto in casa con un chilo di hashish e la reliquia e tutti gli altri oggetti sacri scomparsi una quindicina di giorni prima dalla chiesa di San Maurizio a Terrazzano di Rho. Quando è troppo è troppo però. E se la squadra investigativa del commissariato di Rho, diretta dal dirigente Carmine Gallo, non è scoppiata in una sonora risata davanti all'uomo che stava dicendo, arrabbiatissimo, quella miriade di scempiaggini, il 40enne Paolo R., beh, c'è mancato proprio poco.
La sacra refurtiva, per fortuna non era (ancora) finita chissà dove. I poliziotti l'hanno trovata tutta a casa del «Paolino» che abita, manco a farlo apposta, sempre a Terrazzano e in piazza Chiesa, a due passi dalla parrocchia dove ha messo a segno il colpo il 4 marzo.
A esser sinceri i particolari paradossali in tutta questa vicenda si sprecano. Intanto va sottolineato che Paolino agisce in coppia con la compagna, una ragazza romena di 28 anni che per tanti, troppi versi è la fotocopia del fidanzato. Basti pensare che la donna era stata arrestata mercoledì, sempre dalla squadra investigativa del commissariato di Rho, perché era entrata in un bar e dopo aver ordinato una birra l'aveva rovesciata a terra dicendo ai gestori, di origini nordafricane «adesso sporchi negri pulite per terra con la lingua o vi faccio bruciare il locale». Quindi, usando una sedia, aveva iniziato a danneggiare il locale. All'arrivo della polizia si era anche scagliata contro gli agenti con calci e pugni. Arrestata e portata in tribunale a Busto Arsizio per il processo per direttissima la donna era stata scarcerata con l'obbligo di firma in commissariato due volte al giorno.
Naturalmente, non è finita qui. Quindici giorni prima, il 3 marzo, infatti, lei e il suo Paolino erano stati arrestati perché si erano recati all'agenzia del Credito Artigiano di Terrazzano di Rho (sempre a due passi da casa, dove tutti li conoscono e sanno con chi hanno a che fare, ndr) esigendo del danaro da un conto inesistente. Anche in quel caso al rifiuto dell'impiegato avevano reagito in maniera scomposta, insultando tutti.
Scarcerati il giorno dopo al termine del processo per direttissima la coppia non aveva atteso molto per mettersi nuovamente nei guai: la sera stessa Paolino aveva raggiunto la chiesa di San Maurizio per fare il furto.
È stato arrestato venerdì mattina, la droga è stata sequestrata e gli oggetti sacri, tra cui la reliquia di San Maurizio (un pezzo d'osso) verranno restituiti alla parrocchia di Terrazzano. Intanto ieri mattina, a Busto Arsizio, c'è stato il processo per direttissima e Paolo R. è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e ricettazione, quindi accompagnato al carcere del varesotto.