«Mi ha detto di scappare, poi si è sparato»

«In salotto, davanti ai cadaveri di mio padre e mia sorella, Raffaele, ancora con la pistola in mano, mi ha detto: “Vattene che hai una famiglia”. Facendomi capire chiaramente che, se avessi indugiato ancora in quella casa, avrei potuto fare anch’io una brutta fine. Era come se mi stesse graziando, così non me lo sono fatto ripetere una seconda volta, sono scappato e ho dato l’allarme al 112. Ero sconvolto, ma sono sicuro di non aver sentito il terzo sparo, quello con cui mio cognato si è tolto la vita».
Sembra la trama di un incubo la testimonianza resa ai carabinieri della compagnia di Corsico da Emanuele Murgolo, 45 anni, unico sopravvissuto alla follia del cognato, il 51enne Raffaele Saracino, idraulico, titolare di una ditta di Trezzano sul Naviglio che, la sera della vigilia di Natale, dopo l’ennesima lite con la moglie 43enne Graziella, prima di togliersi la vita sparandosi un colpo di pistola in bocca, ha ucciso lei e il suocero Arcangelo, 70 anni, arrivato insieme al figlio nella villetta di Assago dopo che Graziella li aveva chiamati terrorizzata: «Tornate qui, vi prego, Raffaele ha una pistola e me la sta puntando contro!».
Era stata l’ennesima brutta giornata nell’abitazione dei Saracino, in via Dante Alighieri 23. Marito e moglie, già in mattinata, non se le erano certo mandate a dire e i toni del diverbio erano tali che non solo la donna, impaurita, aveva chiamato in aiuto il padre e il fratello intorno a mezzogiorno e mezzo, ma i tre figli della coppia (due femmine di 23 e 11 anni e un maschio 18enne) erano usciti e non si erano fatti più vedere per tutto il giorno.
«Ormai erano 4-5 anni che l’aria in casa si era fatta irrespirabile - ha spiegato il figlio della coppia ai carabinieri -. I miei genitori abitavano ancora sotto lo stesso tetto e lavoravano insieme ma di fatto era come se fossero separati in casa».
Dopo la prima lite e l’intervento pacificatore dei parenti di Graziella, intorno alle 18.30 gli animi avevano ripreso a surriscaldarsi ma la donna aveva pregato il padre e il fratello di andarsene. «Voglio parlare io con mio marito, troveremo una soluzione insieme» aveva detto la donna congedandoli. Salvo poi richiamarli telefonicamente poco dopo perché Raffaele aveva estratto una pistola e gliela puntava contro. Secondo i carabinieri l’uomo non possedeva armi proprie, regolarmente denunciate e, per ora, non si conosce la provenienza della Beretta calibro 22 che ha usato. La pistola, infatti, ha la matricola abrasa ed è probabilmente di provenienza illecita; il magistrato della Procura di Milano, Sandro Raimondi, intervenuto personalmente sul luogo del duplice omicidio-suicidio, ha disposto una perizia tecnica sull’arma per far riemergere il numero.
Quel che è successo nella villetta al ritorno di Arcangelo ed Emanuele Murgolo intorno alle 19.30 sul posto purtroppo è noto. Saracino li ha accolti con la pistola in mano e ha minacciato di ucciderli insieme alla moglie; il cognato è corso a nascondersi nel sottoscala della cantina e lì ha sentito i due colpi di pistola con i quali l’idraulico ha ucciso, sparando loro alla testa, la moglie e il suocero.